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A ciascuno il suo (mostro). Incontro ravvicinato con gli psicofumetti di RobArt

“Penso che vivere la vita da risolti sia di una noia mortale”. Censurare i mostri che abbiamo dentro, per quanto spesso ci sembri una liberazione, non fa che amplificare la mostruosità di ciò che teniamo dentro. Nel suo libro illustrato “Io e (il) mostro” Roberta Guzzardi, in arte RobArt, ci aiuta a capire come accogliere questa parte di noi che spesso tendiamo a reprimere, sebbene non sia un processo sempre facile. La presentazione al Dam dell’Università della Calabria giovedì 21 aprile è stata un’occasione per conoscere da vicino l’autrice di origini calabresi, nello stesso Campus in cui ha trascorso infanzia e adolescenza. La discussione è stata introdotta dalle volontarie di “ReconnActions”, progetto dell’associazione Entropia sostenuto dal Corpo Europeo di Solidarietà e finalizzato a migliorare il benessere psicosociale dei giovani e della comunità.

Tutti sentiamo “di avere un qualcosa di non ben risolto dentro”, spiega “la terapeuta che disegna” raccontando la sua storia. Appassionata di disegno sin da piccola, Roberta decide di iscriversi alla Scuola di Fumetto a Roma dove, come racconta, avviene il primo incontro con il “mostro”. Il confronto con un contesto più ampio, circondata da persone con la sua stessa passione, genera le prime insicurezze sulle sue capacità. Abbandonando momentaneamente il sogno di illustratrice, intraprende il percorso di studi di Psicologia e diventa psicoterapeuta. Grazie alla psicologia ha modo di esplorare meglio il suo mondo interiore, ed è così che psicologia e disegno si coniugano nella sua opera. “La vergogna è la prima sensazione che si ha quando si sente di avere dei mostri non graditi, almeno da sé stessi”, fa notare l’autrice, ma è anche vero che nel mondo di oggi sembra esserci una tendenza ad esplicitare le nostre vulnerabilità, senza giudicare quelle degli altri. Ovviamente non è facile, però un buon esercizio sarebbe decidere di esporre sempre una parte di sé dicendo “oggi mi vergogno di questa cosa”, ricordandoci che non siamo perfetti.

D’altronde, le giovani generazioni sono particolarmente tormentate dalla “paura del fallimento” e durante la presentazione del libro c’è stato modo di riflettere su questo. “Secondo me bisogna partire da un presupposto – ha precisato l’autrice – ovvero che sicuramente, in qualche forma o modo, c’è uno spazio per me in questa vita. Se sto sbagliando strada e sbatto contro un vicolo cieco è perché la mia via è da un’altra parte: non è una questione di capacità, si tratta soltanto di trovare la giusta direzione”.

Il progetto ReconnActions prova a mostrare ai giovani un’altra direzione, usando la socialità come strumento di benessere individuale e collettivo. E allora cercare il dialogo con gli altri, anche con i mostri degli altri, quanto può essere utile a ritrovare l’equilibrio smarrito? Secondo l’esperta Guzzardi non è facile un approccio ai mostri degli altri, soprattutto se non bene accetti dai nostri interlocutori: senza un schermo divisore, tipico della professione degli psicologi, è difficile instaurare un dialogo che abbia un buon fine. Sta di fatto che l’incontro con gli altri mostri è fonte di ricchezza se avviene in una condizione di condivisione e parità. 

E a proposito di questo, in chiusura, l’autrice confessa che sta lavorando ad un nuovo progetto, sempre con illustrazioni e testi, riguardanti proprio le relazioni e le delusioni che spesso ne derivano quando queste diventano “tossico-devastanti”.

Maria Serena Baldanza e Federica Furchì

(foto Sara De Filpo)

Ascolta QUI l’intervista all’autrice realizzata da Radio NoBorders, a cura di Francesca Carbone

FaC

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