MONDI UNICAL

Anche l’alfabeto “ecologico” si impara a scuola

Il surriscaldamento della Terra ha raggiunto livelli preoccupanti: questa l’opinione di Laura Marchetti, sottosegretario di stato con delega all’educazione ambientale, ospite del seminario organizzato dalla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Unical. A confrontarsi con lei sugli “Alfabeti ecologici” c’erano Mario Alcaro, professore ordinario di storia della filosofia, Giuseppe Spadafora, presidente del corso di laurea in scienze della formazione primaria, Raffaele Perrelli, preside della facoltà di Lettere e Filosofia.
“Il primo inquinamento con cui dobbiamo fare i conti – spiega la Marchetti – è quello mentale. Un inquinamento che vige sia nell’ambito della scuola, inquinata dal bullismo e da stili di vita superficiali, sia nell’ambito quotidiano dove troviamo spesso stili di vita contronatura come la crescente aggressività, verso l’ambiente, gli animali, gli altri”. Obiettivo dell’alfabetizzazione “ecologica” è quindi quello di ripulire, disinquinare, ridare alle parole il loro significato. La parola ‘Ambiente’ per esempio, come è usata nel senso comune, assume un significato restrittivo. “Fa pensare ad uno sfondo – continua la Marchetti – su cui poi si innesta la vita umana. Preferiamo invece la parola ‘Natura’ che fa pensare ad una interconnessione profonda tra l’essere umano ed il resto del vivente”.
All’inquinamento mentale si accompagna quello fisico, ambientale.
“Analizzando l’evoluzione della temperatura nel corso degli ultimi dodici mila anni – ha spiegato il sottosegretario – si può notare un suo aumento seguito da una caduta repentina in coincidenza dell’ultima glaciazione. La temperatura riprende a salire con la rivoluzione industriale, raggiungendo livelli assai preoccupanti, minacciosi per il destino del pianeta, della civiltà e della vita tutta”.
“Occorre recuperare quindi il ruolo della conoscenza legata alla natura e superare il ruolo che l’educazione ambientale ha avuto fino ad oggi – aggiunge il docente Spadafora – e questo lo si può fare grazie ad una buona istruzione nelle scuole, che non basta solo frequentare se poi la buona educazione non viene recepita ma bisogna prendere coscienza di quello che si apprende perché – dice ancora Spadafora, forse esagerando un po’ – che è la scuola l’unico strumento che può cambiare questa tendenza, cioè quella di eliminare l’inquinamento.
Il professor Alcaro, ribadendo le parole del collega, ha aggiunto che bisogna fare un collegamento del problema ecologico col nostro tempo in cui tutto è mercificato e la sovrapproduzione di merci, e quindi di rifiuti, rimette in discussione il rapporto costi-benefici.
Poi si è soffermato sul problema che riguarda i giovani e in particolare il loro rapporto con la società e il non interagire con essa, mettendo in risalto il ruolo della scuola e soprattutto dell’università, nell’avvicinare gli studenti ai problemi sociali contemporanei.
Andrea Fucile

FaC

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