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Attivismo e Leadership Rom, conclusa la prima summer school all’Unical

Formare operatori ed operatrici capaci di fronteggiare e gestire situazioni di discriminazione e conflitto nei confronti delle comunità Rom: è questo l’obiettivo della summer school su “Attivismo e leadership Romanì” organizzata dal Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali ed inaugurata quest’anno all’Università della Calabria. La prima edizione, ancora in forma sperimentale, ha visto la partecipazione di giovani donne rom, provenienti da diverse aree della Calabria, che nell’ultima settimana di luglio hanno frequentato nel Campus un fitto programma di lezioni, coordinate dalla docente Unical Laura Corradi e tenute da docenti, insegnanti e attivisti. A conclusione del percorso, le studentesse hanno ricevuto l’attestato di partecipazione direttamente dalle mani del Rettore Gino Crisci, del direttore del Dispes Francesco Raniolo, del delegato all’Internazionalizzazione Alberto Ventura e del responsabile dell’Ufficio Relazioni Internazionali Gianpiero Barbuto.
La cerimonia di consegna, stamattina, nell’aula seminari del Dipartimento, è stata l’occasione per riflettere sull’esperienza fatta e rilanciare l’idea, rivista e migliorata, per l’anno prossimo. “Pensiamo di aprire la summer school anche a “gagé”, studenti non rom – ha anticipato Laura Corradi – perché la convivenza pacifica fra popoli e culture diverse non è una questione che riguarda solo gli altri”. “Convivenza” è il termine chiave, spiegano gli esperti, perché presuppone che le parti stiano sullo stesso piano, “nessuno deve integrare o assimilare nessuno”, il rispetto delle differenze è presupposto fondamentale per costruire una vera società multiculturale. Potrebbero apparire sfumature linguistiche in un Paese appena finito sotto osservazione da parte dell’ONU per episodi di razzismo ed il cui ministro dell’Interno si chiama Matteo Salvini. Ma proprio per contrastare l’hate speech, il discorso dell’odio, può essere utile ripartire dalla lingua e dalla costruzione di una narrazione diversa, libera da stereotipi e pregiudizi. E lo studio, la scuola, l’università, possono fare tanto in questo senso, almeno su un piano teorico.
“L’Università della Calabria è stata coraggiosa – ha sottolineato Fiore Manzo, delegato della Fondazione Romanì, partner della summer school – si tratta di un’esperienza unica nel suo genere in Italia”. Nell’ateneo di Arcavacata Manzo si è laureato in Scienze dell’Educazione, con una tesi sulla storia del suo popolo. Stefania invece, studentessa della summer school, è iscritta al secondo anno di Scienze Politiche. Ha alle spalle un passato di attivismo nel comitato Lav Romanò di Cosenza, che seguì da vicino la nascita del villaggio rom a via degli Stadi. “Io non difendo tutti i rom – ci tiene a precisare – difendo i rom onesti che cercano di migliorare ed emergere. E siamo tantissimi”. L’auspicio di Stefania è che la prossima edizione, specie se aperta a studenti non rom, preveda anche un piano pratico, un’interazione reale, una conoscenza diretta della vita nelle comunità rom.
Una vita fatta spesso di campi e sgomberi, nuovi campi e nuovi sgomberi. Nel campo di Reggio Calabria vivevano ad esempio due giovani iscritti alla summer school: sgomberati pochi giorni prima, non hanno potuto frequentare. “Emergere” con le ruspe di Salvini alla porta è diventato ancora più difficile.

Daniela Ielasi

FaC

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