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Biblioteche italiane, “situazione comatosa” secondo Barbero

“La situazione delle biblioteche italiane è comatosa e l’impressione di tutti coloro che ne avrebbero bisogno per poter fare il loro lavoro è che i ministri dei Beni culturali e dell’Università non se ne preoccupino affatto”. Lo afferma in un articolo su La Stampa il docente dell’Università del Piemonte orientale Alessandro Barbero. Il noto professore di storia medievale dell’università piemontese ha duramente espresso il suo punto di vista: le chiusure e i provvedimenti indiscriminati e immotivati colpiscono ricercatori, ricercatrici, docenti, studenti e studentesse, impossibilitati a frequentare quotidianamente le biblioteche e studiare, fare ricerca, preparare gli esami. “Moltissime biblioteche sono aperte soltanto per il prestito. Si scrive richiedendo un libro, e si riceve un appuntamento per andarlo a ritirare. Temo che molti direttori di biblioteca possano avere la sensazione che così, in fondo, la biblioteca assolve alle sue funzioni; non è così”, ha sentenziato il docente duramente critico sul perseverare delle chiusure.

Alessandro Barbero, docente di storia medievale all’Università del Piemonte orientale

Sulla questione, lo ricordiamo, si era già mobilitata una parte del mondo accademico italiano: a novembre in una petizione indirizzata al presidente della Repubblica e al presidente del Consiglio, al ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini e a quello della ricerca Manfredi, chiedevano di riaprire archivi e biblioteche firme come Luigi Ambrosio – rettore della scuola Normale di Pisa – Luciano Canfora, Salvatore Settis, Carlo Ginzburg, e lo stesso Barbero. Ma anche dottorandi, assegnisti di ricerca, specializzandi. Nulla si è mosso, nonostante a quel coro si siano unite intanto le voci degli studenti universitari di diversi atenei, compresa l’Unical.

Nel nostro Campus, in base all’ultimo decreto rettorale, la riapertura delle biblioteche per tutta l’utenza è ancora una volta rinviabile: “Restano confermate le disposizioni adottate già a dicembre. Le biblioteche di ateneo saranno aperte alla comunità accademica per lo svolgimento dei servizi di prestito e di restituzione dei libri”, si legge nelle disposizioni del 16 gennaio. Già il DPCM firmato dal presidente Conte entrato in vigore il 3 dicembre 2020 regolava la riapertura degli atenei e il Ministro Manfredi chiarì la definizione delle riaperture sottolineando che le decisioni rimanevano in capo ai singoli rettori, a vantaggio di un’autonomia organizzativa che purtroppo ha permesso alle singole università di prendere decisioni unilaterali e assolutamente non lungimiranti. 

Continuare con la linea della prudenza è giusto e anche legittimo, ma garantire un servizio essenziale a migliaia di studenti e studiosi è responsabilità prioritaria per quanti credono nel ruolo del sapere e della ricerca in questa società.

Martina Talarico

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