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Calabria, prima di sciogliersi il consiglio regionale approva di tutto

Sono quasi le 11 di sera quando il Consiglio regionale della Calabria si scioglie e si aggiorna “esclusivamente per ragioni indifferibili e urgenti”. E’ l’atto ufficiale che sancisce la fine dell’undicesima legislatura: un momento atteso e sul quale vale la pena soffermarsi, nonostante l’attenzione pubblica sia giustamente concentrata sulla zona rossa, sulle proteste di piazza e sulla nomina del nuovo commissario alla sanità.

Jole Santelli è morta il 15 ottobre. All’indomani del funerale, lo ricorderete, tutti i quotidiani, locali e nazionali, riportavano i tempi della transizione: entro dieci giorni si scioglie il Consiglio ed entro 60 si va ad elezioni. D’altronde questo prevedono le norme e, nonostante la pandemia in corso, i tempi della democrazia andrebbero rispettati. Succede invece che il Consiglio regionale si riunisce il 7 novembre, ben 23 giorni dopo la morte della Presidente. E non si scioglie, come avrebbe dovuto fare “alla prima seduta”, piuttosto si riconvoca tre giorni dopo – cioé ieri 10 novembre – con un ordine del giorno di 21 punti. La seduta parte in polemica con i consiglieri di minoranza che danno battaglia: Guccione, Irto e Aieta voteranno solo sulle questioni “indifferibili ed urgenti”, come l’introduzione della preferenza di genere nella legge elettorale (finalmente approvata, all’unanimità). Sugli altri punti l’assemblea sarebbe delegittimata. Invece la riunione comincia alle 17 ed è un fiume che si ingrossa strada facendo. Oltre ai punti previsti, il presidente Tallini ne accetta degli altri, che vengono approvati velocemente senza alcuna discussione (potete trovarli QUI). La presa d’atto della morte di Jole Santelli (propedeutica allo scioglimento) e il relativo omaggio del Consiglio (che approverà l’intitolazione della cittadella alla presidente scomparsa), inserita al punto 20, si svolgerà alla presenza della sola maggioranza, con l’unica eccezione di Flora Sculco. Ecco l’ultima immagine del Consiglio regionale uscente.

Intanto il Consiglio dei Ministri riunitosi il giorno prima ha deciso di rinviare le consultazioni elettorali. “Il rinvio – si legge nel comunicato ufficiale – si rende necessario in considerazione dell’evolversi della situazione epidemiologica da Covid-19 e della conseguente necessità di assicurare che le consultazioni si svolgano in condizione di sicurezza per la salute dei cittadini. Le consultazioni avranno luogo non prima di 90 giorni e non oltre i 150 giorni successivi”. L’arco di tempo individuato si inserisce quindi fra metà febbraio e metà aprile.

E nel frattempo? Si apre un interregno nebuloso, nel quale, stando sempre alle indicazioni del governo “il Consiglio e la Giunta in carica continuano a svolgere compiti e funzioni nei limiti previsti e, in ogni caso, a garantire ogni utile iniziativa, anche legislativa, necessaria a far fronte a tutte le esigenze connesse all’emergenza sanitaria”. Il governo parla soprattutto di azioni legate all’emergenza sanitaria che, però, avranno come massimo responsabile (almeno questo si vocifera nelle ultime ore) un commissario dedicato proprio all’emergenza Covid. Non è un caso che ieri mattina, con la campagna elettorale di fatto cominciata, il facente funzioni Spirlì abbia ordinato entro cinque giorni l’apertura di 244 posti letto Covid (di cui 10 di terapia intensiva) negli ospedali calabresi: incredibile dopo mesi di immobilismo, ma questa è un’altra storia.

Daniela Ielasi

FaC

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