POLITICA Zoom

Caos scuola, le scelte della ministra peggiorano tutto

Che il ruolo dell’insegnante in Italia, negli ultimi 20 anni, non abbia goduto del rispetto dovuto e della meritata dignità lavorativa è una realtà facilmente verificabile, sia dal numero delle cattedre vacanti che dai pochi fondi destinati per l’erogazione dei concorsi. Che l’attuale governo abbia voluto ulteriormente svilire il mondo degli insegnanti è dimostrabile nella scelta come ministro della pubblica istruzione nella grillina Lucia Azzolina la quale sta dimostrando, per mezzo di scelte scellerate, di non avere né lungimiranza politica né capacità decisionali in merito ad un argomento così complesso quale è l’istituzione scolastica italiana.

Il suo insediamento a viale Trastevere coincide con due fattori negativi, ormai, ben noti: il primo è il leggendario caos in cui la scuola pubblica verte da decenni, ed il secondo è la pandemia che ha lasciato inerme un intero paese. Lucia Azzolina, da ex precaria ed aspirante dirigente scolastica, afferma di credere nella scuola e nei suoi insegnati e afferma, più volte, di trovare inammissibile il precariato atavico e le troppe cattedre scoperte su territorio nazionale. Ma le intenzioni della ministra, per quanto nobili e ragionevoli, si scontrano con uno scarso senso dell’opportunità. Infatti, perché bandire un concorso a cattedra, desiderato da migliaia di insegnanti da circa sei anni, in piena pandemia? Perché fare svolgere le prove ad inizio anno scolastico ed escludere i candidati sospetti di essere entrati in contatto con un alunno contagiato, senza dare la possibilità di accedere a prove suppletive? Perché bloccare il medesimo concorso ad una settimana dalla sua conclusione? Questi sono parte dei quesiti che i precari si pongono dall’uscita del bando; quesiti a cui non si ha ancora risposta, perché ad oggi la ministra sulla questione non ha rilasciato dichiarazioni: né una conferenza stampa, né indicazioni sulla didattica a distanza, né un’intervista ad un organo di stampa.
È un periodo storico di profonda crisi sociale e culturale e la mancanza di decisioni rende ancora più marcatamente avviliti gli operatori della scuola e più fragili gli studenti. Secondo il rapporto Ocse-Pisa del 2018, gli studenti italiani non riescono a distinguere un fatto da un’opinione e possiedono scarse capacità di lettura rispetto agli altri studenti europei. Le risposte da parte delle istituzioni sono più che necessarie in questo momento, se non si vuole correre il rischio che l’ignoranza, ben radicata, divenga inestirpabile.
P.S. l’ultima apparizione pubblica della ministra risale allo scorso otto novembre, non in una sede istituzionale né ad un tavolo tecnico ma negli studi Mediaset, in un programma di Barbara D’Urso. Per un disguido tecnico la D’Urso non ha potuto effettuare l’intervista. Nella stessa serata Barbara D’Urso ha intervistato Angela da Mondello, la ruspante signora che non crede nell’esistenza del “Coviddi”. È solo un caso, un caso burlone. Spero.

Viola Rotolo

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