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Carcere di Rossano, appello per Cesare Battisti e la dignità dei detenuti

Il tema è di quelli ostici e riguarda i diritti del detenuto: qui non si tratta di difendere o giustificare nessuno, ma soltanto di restituire dignità a chi è recluso in un carcere, per crimini peraltro commessi in una fase della storia politica italiana oramai conclusa. La vicenda porta il nome di Cesare Battisti, militante dei PAC (Proletari Armati per il Comunismo) negli anni Settanta, condannato all’ergastolo, latitante per 40 anni quasi continuativamente, arrestato in Bolivia lo scorso anno ed estradato in Italia (nella foto l’arrivo a Roma). Dal 12 settembre Battisti si trova detenuto nel carcere di Rossano in regime di alta sicurezza. “Oggi volevano trasferirmi con i jihadisti e al mio rifiuto hanno minacciato di usare la forza”, ha dichiarato pochi giorni fa in un audio registrato e diffuso dai familiari. Il suo avvocato ha inoltre reso noto che il regime a cui è sottoposto è oltremodo restrittivo: spazio vitale ridotto ai minimi termini, sorvegliato a vista e costretto all’ozio forzato, computer confiscato. Battisti è notoriamente scrittore di romanzi noir, pubblicati soprattutto in francese, raramente tradotti in italiano. 

La richiesta di aiuto è stata raccolta da un gruppo di avvocati, docenti e giornalisti, che adesso lanciano un appello pubblico nel nome di Cesare Beccaria, “per impedire che al male già arrecato se ne aggiunga altro” e nel rispetto dell’art. 27 della Costituzione secondo cui “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Primi firmatari Franco Piperno (docente Unical), Adriano D’Amico (avvocato), Sandra Berardi (associazione Yairaiha onlus), Francesco Saccomanno (segretario provinciale Rifondazione Comunista-Cosenza), Andrea De Bonis (operatore culturale), Francesco Cirillo (giornalista-scrittore), Daniela Ielasi (giornalista), Claudio Dionesalvi (giornalista), Delio Di Blasi (CGIL-Cosenza), Lisa Sorrentino (avvocato), Maurizio Nucci (avvocato), Fortunato Cacciatore (ricercatore Unical), Paolo Perri (ricercatore UniFi).

“Tralasciando il merito storico della vicenda di Battisti e sottolineando che le condizioni da lui lamentate sono quelle di moltissimi detenuti – scrivono i firmatari – vi sembra che si stia rispettando l’art. 27 della nostra Costituzione e la dignità dell’uomo: nel momento in cui al predetto è ridotto lo spazio vitale ai minimi termini di sopravvivenza? nel momento in cui il predetto è costretto all’ozio forzato in una cella di un terzo inferiore allo spazio della precedente, sprovvista di suppellettili indispensabili? nel momento in cui al predetto è stato confiscato il computer e gli è impedito di fatto di svolgere la sua attività di scrittore? nel momento in cui al predetto, che ha scritto numerosi libri, pubblicati in Italia ed all’estero da importanti case editrici, si risponde provocatoriamente che non risulta alle autorità una sua professione che implichi la disponibilità del computer o di altro materiale didattico? E’ evidente che si vuole impedire al detenuto di interagire con le istanze esterne, culturali e mediatiche, che potrebbero fargli guadagnare il consenso di democratici e garantisti. Se così non è, si dia un segnale altro, diverso: ridiamo dignità a Cesare Battisti ed a tutti gli altri detenuti italiani, che possano scontare la loro pena secondo le regole e le leggi dello Stato, senza subire da questi una vile ed inutile vendetta”.

r.f.c.

FaC

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