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Corsi di laurea in inglese, si apre il dibattito. Le opinioni all’Unical

“Una decisione anacronistica”. La bocciatura dei corsi di laurea in inglese da parte del Consiglio di Stato fa discutere anche fra i cubi di Arcavacata. I professori Massimo Costabile e Nicola Leone, coordinatori di due corsi di laurea in inglese dell’Università della Calabria, sentiti sulla questione, condividono lo stato d’animo dei loro colleghi del Politecnico di Milano, che di recente hanno visto annullare la delibera del Senato Accademico che istituiva nell’ateneo corsi di laurea magistrale e di dottorato in lingua inglese. 
La vicenda. Nel 2012 il Politecnico delibera l’attivazione di corsi di laurea esclusivamente in inglese, in linea con le norme di internazionalizzazione della legge 240 del 30 dicembre 2010. Un gruppo di docenti ricorre al Tar, rivendicando la libertà d’insegnamento e l’ufficialità della lingua italiana contro una delibera che relega “la lingua ad una posizione di marginalità, causata da un’ingiustificata abolizione integrale”. Dopo che il Tar accoglie la proposta da parte di un centinaio di docenti e ricercatori, anche Corte Costituzionale e Consiglio di Stato si esprimono a sfavore del Politecnico e del Ministero dell’Istruzione, in appello contro l’annullamento del Tar. L’appello riguardava la legittimità costituzionale della delibera del Senato, in linea con l’autonomia dell’Università nell’attuazione di linee guida fin troppo chiare che prevedono “l’attivazione, l’erogazione di attività didattiche interamente in lingua straniera”. La questione di legittimità viene rigettata con la motivazione che “i fenomeni di internazionalizzazione non devono costringere la lingua italiana in una posizione di marginalità”.
Il dibattito. La sentenza ha aperto un dibattito interessante tra quanti vedono nell’erogazione dei corsi in inglese un potenziamento dell’offerta formativa, e quanti invece la considerano una minaccia, tanto che il MIUR ha annunciato in una lettera alla Crui, Conferenza dei Rettori, un incontro per programmare l’offerta formativa per i prossimi 2 anni, proprio alla luce della recente sentenza del Consiglio di Stato. Ma il Politecnico di Milano rappresenta un caso limite, visto che la delibera della discordia imponeva l’insegnamento in inglese in tutti i corsi di laurea. Esistono realtà diverse, come quella dell’Unical, dove i corsi in lingua inglese costituiscono un potenziamento dell’offerta e della didattica. Eppure la vicenda potrebbe avere ripercussioni anche sul nostro ateneo, come su tanti altri.
Le opinioni all’Unical. Abbiamo chiesto un parere ai coordinatori di due corsi di laurea dell’Unical interamente in inglese. “E’ paradossale – commenta Nicola Leone, direttore del pluripremiato dipartimento di Matematica e informatica, che ha istituito la laurea magistrale in lingua inglese nel 2014 – che le politiche governative spingano fortemente le università verso l’internazionalizzazione, finanziandole in base alla capacità di attrarre studenti stranieri, mentre dall’altra la magistratura, con questo provvedimento, impedisce l’accesso agli studenti stranieri, limitandolo ai pochi che conoscono la nostra lingua”. “A qualche anno dall’istituzione – aggiunge Leone – possiamo già dire che la scommessa è stata vinta: da una dozzina di iscritti in passato, quest’anno siamo passati a 37, di cui 13 studenti stranieri, tutti con laurea triennale conseguita all’estero. Ha funzionato quindi l’apertura agli stranieri e l’erogazione in lingua ha tutt’altro che scoraggiato gli italiani, aumentati anch’essi”. Condivide la posizione pro-English anche Massimo Costabile, coordinatore del giovane corso in Finance and Insurance. “Nella maggior parte dei casi questi studenti vengono se, e solo se, il corso è erogato in inglese”, può essere quindi anche una valida risposta allo sconfortante dato che riguarda il numero di iscritti alle lauree magistrali, specie in meridione.
No al monolinguismo. Ma le opinioni non sono tutte concordi. “Sono a favore del bilinguismo italiano-inglese, non a favore del monolinguismo, sia esso in italiano o in inglese” commenta Margherita Ganeri, docente del corso di studi in Modern Philolgy. L’indirizzo Italian Studies è unico in Italia, perché include insegnamenti, come il CLIA, Cultura e Letteratura Italo-Americana offerte solo all’Unical, le cui lezioni sono tenute da visiting professors in inglese: il corso è pensato per gli studenti internazionali quanto per gli italiani che intendano insegnare lingua e cultura italiana soprattutto all’estero.
Mentre si dibatte, il Rettore del Politecnico Ferruccio Resta non si dimostra rassegnato, e aspetta che il ministero dia le linee guida “per essere coerenti con le politiche di internazionalizzazione richieste dal Paese e anche con le comunicazioni del Consiglio di Stato”. Forse basterebbe trovare il giutso equilibrio fra il legittimo potenziamento dell’offerta formativa attraverso l’implementazione di corsi in lingua straniera ed una condivisibile questione di prestigio legata all’utilizzo dell’italiano in contesti accademici e come strumento di tutela dell’identità culturale.

Maria Pia Belmonte

FaC

One Reply to “Corsi di laurea in inglese, si apre il dibattito. Le opinioni all’Unical

  1. Se uno studente italiano si reca in un ateneo straniero dovrà conoscere la lingua parlata in quel paese.
    Ergo, se degli studenti stranieri si recano in Italia devono saper parlare l’italiano.
    Il problema è che in Italia molti (anche fra i professori) pensano inconsciamente che la lingua italiana sia una pecca, una cosa quasi da nascondere, da abbattere per favorire l’ingresso degli stranieri che, altrimenti, non verrebbero.
    Ripeto, se uno studente italiano si reca in Inghilterra o Spagna deve saper parlare l’inglese o lo spagnolo (che poi è un’occasione per migliorare la conoscenza di quella lingua). Per cui, se uno studente straniero si reca in Italia deve saper parlare in italiano.
    Punto.

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