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Cosenza Pride, grande partecipazione al corteo del 21 giugno

Quando è stata l’ultima volta che vi siete sentite e sentiti rappresentati? – ha chiesto Alessandra Lucanto, presidente di Arcigay Cosenza, durante il Cosenza Pride – Oggi stiamo scrivendo la nostra storia, che parla di resistenza, di persone libere, di autodeterminarsi e affermarsi. Una storia che parla di famiglie, rabbia, orgoglio. Una storia che racconta che non siamo un problema da risolvere, un trend di cui ricordarsi nel mese di giugno, ma una parte della popolazione che in quanto tale merita lo stesso rispetto e considerazione”.

Il corteo del Cosenza Pride è partito da piazza Loreto lo scorso 21 giugno, percorrendo le strade di Cosenza fino a piazza dei Bruzi. Numerose famiglie insieme ai loro figli e le loro figlie si sono unite per partecipare ad una manifestazione che è l’essenza del rispetto, dell’inclusione e della libertà. Insieme a loro erano presenti anche i rappresentanti delle istituzioni, numerose associazioni del territorio e circoli provenienti da tutta la Calabria – tra cui Arcigay Reggio Calabria, che anche quest’anno ha confermato il sostegno alla comunità cosentina –. Una manifestazione pacifica partita dal basso, per proclamare con determinazione la pluralità che caratterizza la comunità LGBTQA+ senza esclusione, come ricorda il manifesto. Un Pride antifascista, transfemminista e schierato pro Palestina, a sostegno di tutte le realtà e soggettività oppresse.

Viviamo in un paese in cui la maggioranza di governo che vorrebbe cancellarci e che può essere definita con una sola parola, fascista – afferma zia Priscilla, attivista, antifascista e transfemminista, presentatrice di TV Drag Race Italia, che ha creato il Dragtivism tour Italia –. Ci vengono a dire che il fascismo è morto 80 anni fa, ma, come diceva Michela Murgia, i fascismi si possono ripetere nella storia e lo stiamo vedendo nel nostro paese. Dobbiamo combattere e resistere”. Il Pride è un momento di consapevolezza collettiva, un atto di resistenza nei confronti di un governo che non riconosce l’esistenza delle persone Queer e dell’attuale emergenza omo-lesbo-bi-transfobica. 

Rivendichiamo il nostro spazio, la nostra voce e il nostro corpo. Il nostro non è intrattenimento – afferma Francesco Alimena, Consigliere del Comune di Cosenza –, è una risposta intersezionale alla violenza istituzionale, alla precarietà, alla censura. Non ci interessa essere accettabili, vogliamo essere liberi. Rivendichiamo sessualità non conformi, corpi fuori misura, affetti non convenzionali e comunità in lotta per chi non può scendere in piazza, e per chi ha combattuto prima di noi e continuerà a farlo dopo di noi”.

Nel 2025 far parte della comunità LGBTQA+ è ancora motivo di persecuzione ed emarginazione in molti paesi del mondo. “Sono 63 i paesi in cui le relazioni omosessuali sono considerate illegali – ricorda Rosaria Alessia Buffone, Segretaria Arci Cosenza –. Ci sono paesi in cui le persone sono punite con la pena di morte, perseguitate quotidianamente perché amano. Nel mondo sono 56 i conflitti in corso e la guerra a Gaza è il simbolo della completa devastazione umana”.

Il Pride è, dunque, un grido politico necessario e non scontato in Calabria – nonostante in Europa si assista alla negazione del diritto di manifestare, proprio come in Italia con il decreto sicurezza – per ottenere il diritto all’autoaffermazione senza subire discriminazioni o violenze, per ottenere nuove leggi che consentano il miglioramento della sanità, affinché la terapia ormonale per le persone trans non sia più un percorso ad ostacoli. Affinché nelle scuole si inizi finalmente a parlare di affettività, di corpi, di consenso. Per ottenere l’equiparazione piena tra unioni civili e matrimonio, e maggiori tutele per la crescita dei propri figli. 

Deborah Naccarato

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