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Crisci consegna le chiavi dell’ateneo a Leone, ma mancano quelle del Cams

Due anni senza comitato di gestione e l’auto-nomina prima della scadenza: sul Cams il rettore uscente Gino Crisci non molla la presa, anzi. Dopo la parentesi “umanistica” finita in malo modo, e dopo un interregno durato oltre due anni, prima di lasciare il rettorato, il Magnifico ha pensato di rimettere le cose a posto nominando un “nuovo” comitato tecnico-scientifico. La decisione è stata ratificata dal Consiglio d’Amministrazione del 23 settembre scorso: il CTS sarà formato da Francesco Raniolo, direttore del dipartimento di Scienze Politiche, Vincenza Calabrò, ordinario di Ingegneria (Dimes) e, neanche a dirlo, lo stesso Crisci che, in virtù della lunga esperienza maturata, sarà presto eletto presidente.
Si può fare? Nessun regolamento lo vieta, ma la scelta appare comunque di cattivo gusto, specie nei confronti del rettore entrante: il comitato così composto resterà in carica tre anni, piaccia o meno al professor Leone, visto che il presidente può essere sfiduciato solo dal CTS. Per questo motivo Crisci ha preferito un organismo snello, della serie “meno siamo, meglio stiamo”: d’altronde il regolamento fissa un tetto massimo di cinque componenti nominati e non un tetto minimo. Ancora meglio se, fra questi, non c’è nessuno d’area umanistica: una scelta nuovamente penalizzante verso il Dams e i docenti di cinema e teatro. Ai membri nominati dal Rettore, si aggiungeranno invece il responsabile amministrativo del Cams, al momento Caterina Pullia, e un rappresentante del personale afferente al Centro ed eletto dal CTS al suo insediamento (l’uscente è Fabio Vincenzi).
Tutto a norma di legge per carità, ma trattandosi del Cams una maggiore collegialità non guasterebbe. Il Cams non è un centro come gli altri. Anche il CTS del Centro Editoriale è stato rinnovato di recente: quattro i membri nominati, Rolli, Caligiuri, Parini e Talia. Ma mentre il Centro Editoriale gestisce tre stanzette e un archivio umido e polveroso al Polifunzionale, il Cams ha in mano strutture di grande valore per l’Università: due teatri (Auditorium e PTU), due anfiteatri e due sale cinematografiche, con relative stagioni, festival, eventi e progetti culturali molto ben finanziati.
330mila euro in tre anni dalla Regione Calabria per la stagione teatrale (l’ultima annualità sarà quella di quest’anno) si aggiungono a una dotazione base di 80mila euro dal bilancio d’ateneo (il Centro Editoriale, per usare lo stesso paragone, nel 2019 ne ha ricevuti la metà; il CLA, Centro Linguistico d’ateneo, appena 14mila; tutte le Biblioteche insieme hanno avuto una dotazione di 50mila euro). Sulle sale cinema inoltre, il CdA ha appena deliberato di reperire ulteriori 70mila euro per acquistare l’impianto audiovideo della seconda sala (seppure la prima, già completata, non sia mai stata aperta ufficialmente). Il Cams possiede poi altri spazi al Polifunzionale, l’ex biblioteca Tarantelli e l’Anfiteatro, dove fino all’estate scorsa si tenevano le prove settimanali e l’esibizione annuale del Coro Polifonico, e infine i CAG, Centri di Aggregazione giovanili (tre cubetti vicino al CUS).
Insomma, fra le chiavi che il professor Crisci consegnerà al suo successore il prossimo 30 ottobre, sembra manchino proprio quelle del Cams.

Daniela Ielasi

FaC

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