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Donne nella scienza, confronto tutto al femminile per la giornata internazionale

Evelyn Fox Keller è una fisica, biologa e filosofa statunitense. Nel 1968 interrompe la sua carriera per seguire il marito in California, ma una volta traferita si rende conto di non riuscire a svolgere il suo lavoro, per motivi indipendenti da lei. Inizia così a studiare le biografie delle grandi scienziate e nota quanti stereotipi le accomunano: soggettività, passione, impotenza, sentimento. La ragione principale che porta le donne ad abbandonare la carriera scientifica – conclude la Keller – è la mancanza di modelli femminili forti da seguire.
In occasione della giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza, che si celebra l’11 febbraio, all’Università della Calabria si è tenuto un convegno tutto al femminile. La prima a prendere la prendere la parola è stata Giuliana Mocchi, presidente del comitato unico di garanzia dell’Unical, che si è soffermata sul pregiudizio di chi fa scienza ed ha citato proprio il caso della scienziata statunitense.
Giovanna Vingelli, direttrice del centro Women’s Studies dell’Unical, ha spiegato invece come si costruisce il pregiudizio di genere: “le donne non ci sono nelle discipline scientifiche perchè non sono interessate”, si sente spesso ripetere, senza nessun fondamento di verità. Il problema di questi stereotipi è che si sedimentano dentro di noi, come una valigetta degli attrezzi che ci portiamo sempre dietro. Ma quali sono le cause strutturali e socio-culturali della disparità? Innanzituttto la mancanza di modelli di ruolo, quindi di modelli forti da seguire. Poi il problema della conciliazione tra lavoro e famiglia: dai 30-45 anni, nell’apice della carriera lavorativa, la donna è costretta ad abbandonarla in quanto è il periodo della vita che coincide spesso con la maternità.
Manuela Stranges ha mostrato come le discipline STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics) non presentino differenze rispetto ad altri settori: in Italia vi è disparità nel mondo del lavoro in generale. Eppure, secondo le statistiche di AlmaLaurea del 2018, le ragazze sono più performanti, compiono più esperienze all’estero. All’università le ragazze continuano ad avere i voti più alti, si laureano in tempo e con voti superiori. La situazione si ribalta quando si entra nel mondo del lavoro. Le donne hanno l’81% di occupazione contro 89% degli uomini. Nei contratti a tempo indeterminato gli uomini hanno una percentuale del 61% e le donne del 52%. Inoltre per quanto riguarda la retribuzione, fra i laureati magistrali che lavorano a tempo pieno, gli uomini percepiscono 1.637 euro contro i 1.3375 delle donne.
Alessia Bruni, dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, in collegamento da Bologna, ha presentato uno studio del CERN dove la presenza di scienziate italiane è ben collocata con un 25% (Paesi con una cultura simile a quella italiana hanno una percentuale inferiore, mentre Paesi come la Turchia hanno una percentuale del 40%). Perchè le donne in Fisica ci sono? Perchè la Fisica viene vista come un lavoro di gruppo, un lavoro nel quale le donne danno il meglio di sé.
Ha concluso il convegno Alessandra Crispini, direttore del Dipartimento di Chimica all’Unical, che ha raccontato la sua esperienza personale, prima come studentessa e poi come ricercatrice. Quello che sopratutto ha voluto trasmettere è l’importanza dell’autosima, contro i costanti attacchi dal mondo esterno. Perchè spesso arrivate al potere ci si sente di non riuscire, solo perchè tutti i pregiudizi e gli attachi si sono insinuati dentro. Ed è allora che le donne devono dimostrare il doppio rispetto ad un uomo.

Valentina Sapone

FaC

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