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DramaFest parte dall’Unical e mette a confronto teatranti, critici e docenti

Noi teatranti all’improvvisazione ci siamo abituati. Io faccio il regista, l’attore e anche il drammaturgo, sono allenato a fare teatro in un certo modo. L’organizzazione di un festival è un po’ diversa, è un percorso di immaginazione. Cosa sarà questo festival? Lo scopriremo facendolo”. 

Max Mazzotta, direttore artistico del DramaFest, primo festival organizzato da Libero Teatro fra Cosenza e l’Unical, ha aperto così il convegno sulla nuova drammaturgia dal titolo “Il rapporto tra la scrittura e la scena: confronto tra gli addetti ai lavori e il mondo accademico”. L’iniziativa – che è stata anche occasione d’incontro con gli studenti dell’ateneo – ha visto la partecipazione di figure che fanno grande il teatro italiano contemporaneo. Il focus sui problemi che ruotano attorno alla drammaturgia è partito da un interrogativo in particolare: come poter insegnare il teatro per quello che è all’interno di un’università? “La giornata di oggi è una grande risposta a questo interrogativo – afferma Carlo Fanelli, Prof. di Drammaturgia all’Unical –, quindi comincio questa esperienza con grande entusiasmo, voglia e speranza”, nel tentativo di delineare i percorsi teorici del termine “drammaturgia”, estenderli e così dare forma alla consapevolezza e alla coscienza negli spettatori e negli studiosi di domani.

“Operando in una realtà come la Calabria abbiamo spesso il compito di strappare molto spesso i nostri allievi e figli a una condizione di subalternità culturale molto forte – afferma Raffaele Perrelli, direttore del DISU –, che può essere superata con attività come quelle che da anni facciamo in collaborazione con attori e registi come Max Mazzotta. Per questo mi fa piacere che questo convegno cominci all’università, perché spesso capita di ricondurre il teatro a una logica meramente intrattenitiva”, invece il teatro non è solo questo. 

Il DramaFest nasce dall’esigenza dei teatranti calabresi di confrontarsi, di incontrarsi con chi il teatro lo fa in altre province, altre situazioni d’Italia, nazionali e non-nazionali, perché i teatranti contemporanei hanno una responsabilità: raccontare il proprio tempo, non in maniera autoreferenziale, ma attraverso diverse declinazioni affinché queste “nuove drammaturgie” – come puntualizza Paola Abenavoli – possano arrivare a tutti. “Secondo noi – Spiro Scimone e Francesco Sframeli – la drammaturgia nasce da una forte relazione tra tre corpi fondamentali: autore, attore e spettatore. Tutti i nostri testi nascono da questo bisogno di creare una relazione”. L’obiettivo è che lo spettatore ne esca con un pensiero migliorato, con un arricchimento della propria coscienza.

“Ho sempre fatto un lavoro di scrittura scenica e adattamenti o riduzioni di materiali letterari per il teatro – racconta Angelo Savelli, autore e regista del Teatro di Rifredi a Firenze – e credo che il percorso sia dalla scrittura alla scena, ma è importante che ci siano anche dei testi da poter leggere anche al di fuori di quella stretta cerchia di persone che lavorano in questo settore”. È importante, dunque, che testi come quelli di Scimone, Sframeli e Pisano siano stati pubblicati e che vi ci si approcci anche in ambito letterario, perché bisogna poterli leggere più volte i copioni per poterli capire e rendersi conto che sono validi, innovativi.

Cosa può esserci di più prodigioso ed esaltante che costruire un lavoro teatrale? – domanda Giulio Baffi, giornalista, critico di Repubblica e Presidente dell’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro –” Dopo aver visto tra i novemila e i diecimila spettacoli, il critico afferma che se ne vedono pochi buoni, eppure è meraviglioso lasciarsi conquistare e possedere dal teatro, perché se ne esce arricchiti di nuove consapevolezze e se lo spettacolo scaturisce nello spettatore qualche dubbio tanto meglio. “Il teatro è una risorsa e in quanto tale ci dà la possibilità di farci delle domande, per questo è importante andare a teatro – afferma Fabio Pisano, autore e regista della compagnia Liberaimago, che continua affermando –. Il teatro deve perturbare lo spettatore, diffidate sempre da chi vi dà risposte, perché quello probabilmente non è teatro”. 

L’invito, dunque, è di andare ad assistere agli spettacoli teatrali di autori contemporanei e partecipare a questa drammaturgia “viva”. “La gente deve andare a teatro per capire, per cambiare, per essere migliori  – come sostiene Francesco Sframeli  –. Il teatro è come fare l’amore, è vibrazione, è il qui e ora, è abbracci. Dopo essere stato a teatro torni a casa e ti senti diverso”. 

Deborah Naccarato

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