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Il femminicidio nella storia. Quando e perché nasce la violenza contro le donne

Studiare il terribile fenomeno del femminicidio, evitando di generalizzare la violenza, che varia in base a contesti sociali e politici, e focalizzare l’attenzione non solo sulle vittime, ma anche sui carnefici. Perché in quanto fenomeno storico, non naturale, il femminicidio si può combattere e sconfiggere. Sono questi gli obiettivi del volume intitolato “La violenza contro le donne nella storia. Contesti, linguaggi, politiche del diritto (secoli XV-XXI)”, a cura di Simona Feci e Laura Schettini, edito da Viella. La presentazione del libro si è svolta mercoledì 16 maggio presso l’aula seminari “Giovanni Arrighi” del Dipartimento di Scienze politiche e sociali. All’evento sono intervenute Giovanna Vingelli e Tiziana Noce, entrambe docenti ricercatrici presso l’Università della Calabria, Marina Pasqua, avvocata e assessora al Comune di Rende, e Laura Schettini, docente dell’Università degli studi di Napoli “L’Orientale”, nonché curatrice del volume.
Il seminario si colloca all’interno di una costellazione di iniziative atte a informare il pubblico riguardo il complesso tema del femminicidio. In passato infatti si è parlato della violenza subita dalle donne in Turchia, mentre il 22 maggio alle 16.30, al Museo del presente di Rende, è in programma una conferenza e uno spettacolo sulle violenze patite dalle donne in Sud America.
Il libro, dalla forte connotazione storico-giuridica, vuole focalizzare l’attenzione su tutti gli attori (uomini e donne). Ciò risulta particolarmente importante in quanto non si considera mai l’agente della violenza. A detta della Noce, bisognerebbe quindi presentare e analizzare anche le figure violente, mentre nella visione fornitaci dai media e non solo è la figura femminile ad essere vittimizzata e violentata nuovamente. Sempre secondo la docente dell’Unical, spesso ci vengono presentate le storie, travagliate, delle donne, mentre si tende a tacere su quelle degli aggressori. Secondo Marina Pasqua, membro del Centro contro la violenza alle donne “Roberta Lanzino”, per resistere, “le donne devono avere in primis una propria base economica, devono essere autonome”. Per la curatrice del volume Laura Schettini non bisogna solo andare a ricostruirne la storia, ma vedere se è possibile interpretare l’analisi del passato, concettualizzarla, per scoprire se può essere utile nel presente. La violenza è ancorata ai contesti sociali e storici, non è dunque un fatto isolato ma una pratica legata alle gerarchie sociali, gerarchie di subordinazione. Per comprendere il fenomeno lo si deve quindi collegare all’identità sociale degli individui coinvolti.

Luigi Pullano

FaC

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