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Festa dei Popoli, una bella manifestazione che non guarda oltre il Campus

Dal 23 al 25 Ottobre si è svolta all’Università della Calabria la quinta edizione della Festa dei Popoli. L’evento, che della storica manifestazione organizzata dal circolo Arci dell’ateneo e dal suo animatore, il compianto Gigi Commisso, conserva solo il nome, vorrebbe celebrare, nelle intenzioni dell’amministrazione e del suo delegato Marcello Fiore, la diversità e la ricchezza multiculturale presenti  all’interno del Campus, di cui troppo spesso ci si dimentica il valore.
Il cuore della Festa è stato il quartiere residenziale delle Maisonettes, dove l’entusiasmo e la varietà tra gli stand allestiti dagli studenti internazionali, nello spazio tra l’aula Caldora e la mensa, ha restituito un ambiente accogliente e un’atmosfera frizzante. Non tutte le nazionalità erano rappresentate ma passeggiando tra Ecuador, Vietnam, Sudan, Paraguay, Cina, Indonesia, Pakistan, Argentina, Cuba, Russia, Kurdistan, Senegal, Egitto e Turchia, profumi e colori travolgevano i visitatori, accolti dai sorrisi e dall’entusiasmo dei ragazzi.
Gerardo ci invita ad assaggiare il dulce de leche e altri prodotti tipici del Paraguay, prevalentemente a base di mais, ottima alternativa per gli intolleranti al glutine. Syed offre dei dolci tipici pakistani e nel frattempo indossa la bandiera della Palestina, perchè l’integrazione passa anche da questi gesti. Amadou e Mawada, rispettivamente dal Senegal e dal Sudan, condividono la tradizione del karkadè, ma spiegano riti, anche culinari, diversificati e piatti gustosi e invitanti. Ancora la bellissima Nadia, che indossa un tradizionale abito cinese invita i passanti ad assaggiare del caldo e molto pregiato. Anne dall’Indonesia, in uno stand coloratissimo e molto ben organizzato, ci spiega le regole di un gioco tradizionale del proprio paese, mentre Ecuador e Vietnam animano la festa con ritmi suonati da strumenti insoliti. Dopo cena ancora festa, con esibizioni di gruppi italiani e internazionali e una competizione interna tra artisti internazionali iscritti all’Unical, divisi per nazionalità, vinta dal Senegal, i cui ragazzi si sono esibiti in un ballo tradizionale, secondo posto per il Vietnam e terzo il Perù.
La Festa dei Popoli è un’ottima occasione per mostrare la bellezza di un ambiente dove culture e identità si mescolano e si rispettano. Un’occasione persa, per certi versi. La “marcia della pace”, intesa come momento di partecipazione allargata, ha visto una scarsissima adesione: meno di cinquanta persone al corteo, pochissimi universitari, nessun docente. Il gruppo era costituito in maggioranza da scolaresche di istituti superiori accompagnate dai professori. “Tanti popoli una sola bandiera” era lo slogan, e in effetti c’era solo la bandiera dell’Egitto, scelta dettata dal fatto che la comunità egiziana è certamente quella preponderante tra gli studenti internazionali e a loro è stata dedicata questa edizione. Forse colpa del maltempo, forse colpa di uno scarso coinvolgimento della comunità universitaria, delle associazioni e dei singoli, invitati come ogni anno a partecipare a riunioni organizzative poco aperte a idee e proposte diverse dal solito copione. In un momento storico così delicato, di dilagante odio nei confronti del diverso, ad esempio, sarebbe stato opportuno, doveroso forse, provare ad approfondire il dibattito – visto che siamo in un’università – spostando l’attenzione sulle difficoltà dell’accoglienza e dell’integrazione, e sull’importanza di esempi positivi come quello di Riace, che esiste e resiste grazie a uomini come Mimmo Lucano. L’università è un meraviglioso mosaico di persone e culture, ma non può rimanere un mondo a sé. 

Maria Pia Belmonte

(foto Giadina Hope)

FaC

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