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Gabriel Boric presidente del Cile a 35 anni, la sinistra radicale batte la destra estrema

«Vayan a sus casas con la alegría sana de la limpia victoria alcanzada» (Tornate a casa con la sana gioia della netta vittoria ottenuta). Sono le parole con le quali Gabriel Boric, nuovo presidente del Cile, ha concluso il suo discorso ieri dopo la vittoria, con esplicito riferimento al discorso di Salvador Allende pronunciato nella notte del 4 settembre 1970.

Boric, candidato con la coalizione di sinistra, Apruebo Dignidad, ha sconfitto ieri al ballottagio presidenziale l’avversario di estrema destra José Antonio Kast del Frente Social Cristiano. Si tratta del presidente più giovane della storia del Cile con solo 35 anni d’età, il primo della generazione Millennial. Una vittoria ottenuta con quasi il 56% dei consensi e con ben 11 punti di distacco dal suo avversario.Un risultato raggiunto anche grazie all’affluenza da record alle urne, superiore al 50% e con oltre otto milioni di voti, segno che il popolo cileno ha deciso di sostenere il progetto di cambiamento proposto dal giovane leader di Apruebo Dignidad.

A seguito della vittoria i sostenitori del nuovo presidente sono scesi a festeggiare per le strade della capitale, Santiago del Cile, intonando la canzone simbolo dell’epoca di Salvador Allende “El pueblo unido jamas será vencido”. Boric incontrando i suoi sostenitori dopo i risultati elettorali ha inaugurato il suo discorso nella lingua indigena dei Mapuche, inneggiando al cambiamento con la frase: “è cominciata una stagione di cambiamenti e di giustizia sociale”.

La idea di sinistra del giovane presidente, che ha riunito intorno a sé non soltanto i giovani e i ceti meno agiati ma anche la classe media e gli intellettuali proponendo un nuovo modello di Stato sociale e la lotta all’ineguaglianza, è alquanto divergente da quella che negli ultimi tre decenni ha governato ad alternanza con la destra il Paese. Il suo governo ha tutta l’aria di prendere le distanze dalle politiche economiche dell’ultimo esecutivo di centro-destra, incentrate sull’ultraliberismo, e che negli ultimi anni ha condizionato la stabilità del Paese sul fronte economico, politico e sociale.

La sua esperienza politica iniziò nel 2011 quando Gabriel Boric, studente di giurisprudenza, prese parte come attivista di Izquierda Autonoma al movimento studentesco che mirava a ottenere un’istruzione gratuita. Nel 2014 venne eletto deputato nelle file del partito Convergencia Social. Sostenne le proteste di massa del 2019-2020, e fu impegnato nella stesura di una nuova Costituzione che rompa con l’eredità della dittatura di Augusto Pinochet.

Nel suo programma Boric, sempre critico nei confronti del sistema neoliberale cileno, propone la sostituzione del sistema pensionistico privato con uno pubblico, l’introduzione di tasse progressive per le aziende e i cittadini ricchi, l’aumento del salario minimo e la riduzione della settimana lavorativa a 40 ore. Il suo programma include l’aumento della spesa sociale, anche per creare un’assicurazione sanitaria universale e lanciare un piano nazionale di salute mentale, così come la riforma delle forze di polizia, la cui condotta è stata controversa durante la repressione delle proteste del 2019, e l’investimento nella lotta contro il riscaldamento globale.

Una totale rottura rispetto alla precedente idea di governo portata avanti da Piñera, che segna per il Cile una svolta importante, con l’auspicio di una nuova era di cambiamento non solo politico ma anche sociale.

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