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Il Sudan e “la rivoluzione continua” raccontati da Mohayad, dottorando Unical

Le rivolte popolari in Sudan, con centinaia di migliaia di cittadini scesi in piazza a manifestare, hanno determinato la caduta del regime di Omar Al Bashir, al potere da quasi trent’anni, l’uomo simbolo di un governo senza diritti e libertà. Tutto è iniziato con le proteste del popolo sudanese nel dicembre del 2018 contro l’aumento di pane e benzina, fino ad arrivare allo stravolgimento del potere di Al Bashir e ad una transizione verso la democrazia difficile ma comunque determinata dalla volontà popolare.
Mohayad, 28 anni, dal 2017 all’Unical, è originario della capitale del Sudan, Khartoum. Ha già conseguito la laurea magistrale ed ha appena iniziato il suo dottorato in Ingegneria civile ed industriale. Molto attento alle vicende politiche del suo Paese, ed attivo dalle prime mobilitazioni iniziate a partire da circa dieci anni fa, ha risposto ad alcune domande sulla crisi del Sudan.

La transizione verso la democrazia in Sudan è stata fondata su un istabile e precario equilibrio tra militari, che rappresentano la vecchia forma autoritaria di potere, e le forze civili, che rappresentano il desiderio di democrazia del paese. Con il colpo di stato di fine ottobre effettuato dai militari, la transizione verso la democrazia sembra oggi più difficile. Cosa pensi di questi eventi?
Per iniziare vi ringrazio molto per il vostro interessamento verso quello che accade in Sudan e la sua transizione verso la democrazia e la libertà. In effetti, il mondo ora è piuttosto interconnesso e grandi eventi come il colpo di stato militare che è avvenuto nel mio paese possono influenzare l’intero globo in un modo o nell’altro. Mettendo in rilievo il grande significato geo-politico del Sudan, posso descrivere l’evento più recente come semplicemente catastrofico. Poiché questo colpo di stato non solo compromette la lotta storica del popolo sudanesi verso la democrazia, ma mette anche a repentaglio la pace e la stabilità in quella zona molto fragile del mondo.
Per rispondere alla tua domanda, sono d’accordo che al momento una visione chiara per una democrazia stabile in Sudan sembri piuttosto vaga, poiché varie sfide stanno limitando questa transizione; partendo dal profondo patrimonio ereditato dal precedente regime e dai suoi alleati politici, per finire con le misere situazioni in alcune regioni sudanesi dovute alla guerra civile (es. Darfur e Kurdufan meridionale). Tuttavia, l’idea alla base del governo di transizione triennale era di aprire la strada a queste sfide verso elezioni libere e trasparenti. Questo obiettivo è estremamente discutibile dopo il recente colpo di stato in Sudan.
Come sapete, la situazione politica sudanese in questi giorni è molto dinamica e in pochi giorni possono avvenire molti cambiamenti. Questi cambiamenti possono sempre avvenire a livello macro – politico. Ma dal mio punto di vista, il fattore determinante su quello che può accadere rimarrà sempre nelle mani del popolo sudanese, che è stato l’unico elemento consistente nella vita politica del paese negli ultimi tre anni.

Qual è stata la reazione del popolo sudanese al colpo di stato dello scorso 25 novembre?
La popolazione sudanese ha marciato in milioni, in manifestazioni pacifiche contro questo colpo di stato dalle prime ore dell’annuncio, il 25 ottobre, fino ad oggi. Le persone hanno manifestato un’elevata consapevolezza politica e passione per la democrazia. Soprattutto queste manifestazioni hanno dimostrato non solo il coraggio del popolo sudanese che si batte pacificamente contro i brutali tentativi di oppressione, ma tuttavia il popolo sudanese è determinato a raggiungere una democrazia sostenibile che realizzi i tre obiettivi della nostra rivoluzione: libertà, pace e giustizia.

A proposito di giustizia sociale, le notizie provenienti dal Sudan per tutto il 2021 ci hanno parlato di molte proteste sociali scaturite dalle condizioni di svantaggio economico nel paese. Pensi che, nel passaggio di transizione verso la democrazia, ci sarà abbastanza spazio per affrontare la questione delle disuguaglianze in Sudan?
Come ho spiegato prima, il raggiungimento della giustizia sociale è uno dei principali obiettivi della nostra continua rivoluzione. In contrasto con la comune interpretazione internazionale di queste manifestazioni, per cui si cercherebbe di ribaltare la dittatura senza scopi politici precisi, esse costituiscono un importante strumento rivoluzionario che viene utilizzato in maniera continuativa. Uno dei principali slogan che ora ispira i rivoluzionari sudanesi è “la rivoluzione continua”. Questo slogan è diventato un manifesto politico di rivoluzionari, in modo che queste manifestazioni non si fermino finché non raggiungiamo traguardi importanti nei nostri obiettivi.
Tornando alla questione dell’ingiustizia sociale, negli ultimi trent’anni del governo fondamentalista di Omar Elbashir il Sudan ha avuto infatti pessimi risultati nella maggior parte delle principali valori metrici di uguaglianza sociale. Pertanto, nel governo di Elbashir mancavano le basi dei diritti civili e sociali: parliamo cioè della distribuzione iniqua della ricchezza e del potere, dell’ emarginazione geografica ed etnica”, dell’oppressione della libertà di parola insieme alla diffusione dell’ideologia patriottica e fondamentalista. Tutto questo dovrebbe cambiare, e la continua rivoluzione è l’unico modo per farlo!

Mattia Gallo

FaC

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