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Lavoro stagionale, Cafagna (Anls): “I contratti ci sono ma non vengono rispettati”

Ogni estate torna a riaccendersi sui media locali e nazionali il dibattito sul lavoro stagionale. Lo scorso anno se n’era occupato anche il nostro giornale, con un articolo sulle mancate tutele (arrivate in seguito) richieste dagli studenti all’allora presidente di regione Jole Santelli.
La grossa lacuna che spesso si riscontra nel dibattito è la mancanza di un punto di vista interno, per questo Fatti Al Cubo stavolta ha deciso di dare voce a chi vive o ha vissuto il lavoro stagionale in prima persona: attraverso un questionario sul tema abbiamo raccolto dati e testimonianze. C’è chi racconta di “paghe ridicole, orari esagerati e nessuna possibilità di vita sociale”, chi invece lamenta un “contratto part time con 12 ore di lavoro anche di notte e festivi” o chi ironizza con un sarcastico “dovevo nascere macchina”. Il sondaggio ha in sostanza confermato tanti preconcetti esistenti su questa tipologia di lavoro: uno dei primi dati che salta all’occhio è la forte presenza di lavoro in nero, ben un lavoratore su tre ha dichiarato di aver lavorato senza regolare contratto nella stagione 2020, chi invece ne ha firmato uno ha riscontrato un forte dislivello sia sulle ore di lavoro dichiarate che sul salario iscritto nei contratti di lavoro. Più del 70% degli intervistati dichiara di aver lavorato anche più di nove ore al giorno, a fronte del 63% che dichiara di aver ottenuto solo un contratto part-time, con differenze salariali nette che arrivano anche a 1000€ tra quello promesso su carta e quello effettivamente percepito. Un altro fattore molto preoccupante è la percezione dei sacrifici fisici e psicologici sostenuti dai lavoratori come è possibile osservare dal seguente grafico:

Sui dati raccolti abbiamo chiesto un commento ad una delle personalità più influenti e ferrate sull’argomento, Giovanni Cafagna (in foto), presidente e cofondatore di ANLS (Associazione Nazionale Lavoratori Stagionali) che, ai nostri microfoni, ha posto l’accento sull’esistenza di contratti nazionali non rispettati dai datori di lavoro. Esiste un forte gap tra la legge vigente e la realtà che, sempre secondo il presidente di ANLS, sarebbe colmabile con l’aumento dei controlli fiscali e con una revisione del sussidio NASPI (nuova assicurazione sociale per l’impiego).
Sempre secondo Cafagna “il motivo principale per cui quest’anno è esplosa la bomba del lavoro stagionale è una tendenza che va avanti dal 2015: il dimezzamento del sussidio ha provocato questa situazione, lo stagionale sta cercando alternative diverse dal lavoro stagionale perché non è più possibile mantenersi con sei mesi di lavoro e sei mesi di sussidio e, l’anno scorso, con l’avvento della pandemia, si è ridotto pure il periodo di lavoro. E neanche quest’anno: come fa una famiglia a programmare il suo futuro lavorando tre, quattro mesi e prendendo uno o due mesi di sussidio?”.

Ascolta il podcast con l’intervista completa su Radio No Borders.

Gianluca Ursino

FaC

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