Elezioni Rettore UNICAL UNIVERSITÀ

Le domande dei precari della ricerca, invisibili e senza diritto di parola

Riceviamo e pubblichiamo.

Il precariato della ricerca esiste ed è un problema. E questa volta non siamo solo noi a dirlo, ma anche i tre candidati alla carica di Rettore Unical sembrano averne preso coscienza, riconoscendone l’esistenza davanti all’intero corpo accademico, durante l’assemblea di presentazione dei loro programmi lo scorso 5 giugno. Dovremmo esserne sollevati: l’individuazione di un problema di natura collettiva è la fase iniziale di un processo decisionale, volto a individuarne delle soluzioni. Purtroppo, però, tale riconoscimento manca di una definizione piena della questione – ancora una volta tematizzata in modo superficiale e vago – e di una ricerca effettiva di strumenti delineati per favorire la stabilizzazione dei ricercatori e delle ricercatrici precari.
Pur riservandoci la possibilità di approfondire singole questioni dopo aver reperito e studiato i singoli programmi, ci preme sottolineare che le proposte dei candidati, ascoltate in Aula Magna, hanno confermato in genere il proposito di utilizzare il FFO e le facoltà assunzionali ordinarie per i legittimi avanzamenti di carriera del personale già strutturato, mentre il reclutamento del personale precario della ricerca è rimasto confusamente accennato. Si prevede di destinare una quota annuale di punti organico alla stabilizzazione? Secondo quali modalità e criteri? In occasione del confronto tra i candidati inoltre gli RTDb sono stati appena menzionati, mentre gli RTDa sono stati indicati in alcuni casi come forma di lotta al precariato in tutte le sue forme, dimenticando che, sebbene rappresentino una forma di pre-ruolo più tutelata rispetto agli assegni di ricerca, rimangono comunque dei contratti a termine. Nonostante questo, però, i precari dovrebbero sentirsi consolati dalla promessa di non essere lasciati soli o abbandonati a una contrattazione considerata “perdente” e dall’offerta di “sostegno” (in che senso? Sostegno psicologico? Sostegno generico alla causa?).
Avremmo voluto chiedere ai relatori chiarimenti in merito a queste dichiarazioni, nonché di specificare le loro posizioni rispetto ai criteri di distribuzione delle risorse “esterne” – recentemente ripartite a favore di settori disciplinari già forti e marginalizzando ulteriormente quelli più deboli, senza tenere conto di sofferenze specifiche, numero degli studenti nella didattica, numero e anzianità lavorative delle lavoratrici e dei lavoratori precari afferenti – o alle forme di comunicazione ai precari e alle precarie delle decisioni che riguardano le strategie di reclutamento. Avremmo volentieri posto le nostre domande, perché non abbiamo affatto “paura” – come pure qualcuno ha affermato – ma siamo seriamente preoccupati per il prolungarsi di una condizione personale e collettiva di incertezza e mancata valorizzazione del lavoro che svolgiamo con competenza e, nonostante tutto, con entusiasmo e passione. Purtroppo, però, soltanto l’elettorato attivo aveva diritto di parola (Sic!) in assemblea. Ciò rappresenta plasticamente il posto invisibile dei precari e delle precarie della ricerca nell’immaginario dell’ateneo e ci sembra tutt’altro che rassicurante!

Coordinamento dei precari e delle precarie della ricerca – Unical

FaC

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