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Le telefonate della strage di Peteano e del caso Moro nel nuovo libro di Trumper

Peteano è una frazione di Sagrado, minuscolo paesino in provincia di Gorizia. Il 31 maggio del 1972 una Fiat 500 imbottita di esplosivo uccide tre carabinieri, attirati sul posto da una telefonata anonima. Sei anni dopo, siamo a Roma, in via Caetani. E’ il 9 maggio 1978 e la macchina parcheggiata è una Renault 4 rossa. La telefonata più ascoltata della storia italiana ha dato indicazioni esatte per il ritrovamento del corpo senza vita di Aldo Moro.
Due telefonate, registrate nel periodo più buio della Repubblica, sono l’oggetto del nuovo libro di John B. Trumper, linguista di spessore internazionale e docente Unical in pensione. Un testo affascinante, che contiene le perizie foniche originali elaborate dallo stesso professore 40 anni fa. Se oggi abbiamo la certezza che la voce del telefonista delle BR non era quella di Toni Negri, professore padovano e teorico dell’Autonomia, è grazie al lavoro scientifico di John Trumper. Così come a portare il magistrato Felice Casson sulla pista giusta a Peteano, nonostante i depistaggi dei servizi segreti (l’esistenza di Gladio sarà confermata da Giulio Andreotti molti anni dopo, ndr) fu il linguista gallese.
Il libro è stato presentato all’Università della Calabra dove il docente ha insegnato Linguistica Generale, Glottologia, Sociolinguistica e Dialettologia. Insieme a lui Marta Maddalon, compagna di studi e di vita. Ad ascoltarlo allievi di diverse generazioni e, in prima fila, una curiosissima Sandra Savaglio. All’epoca dei fatti John è un giovane ricercatore, lavora all’Università di Padova con Cortelazzo. La telefonata di Peteano è in dialetto e così vengono interpellati i dialettologi dell’ateneo. Trumper lavora da tempo su modelli linguistico-matematici capaci di individuare con metodo scientifico la variabilità fonologica, morfologica e sintattica delle lingue parlate e dei dialetti. Nella sua mente c’è già impressa la mappa linguistica del Paese e capisce subito che quel locativo “la xe” (c’è), pronunciato dal telefonista, non è friulano goriziano, come vorrebbe l’accusa. Quella variante del dialetto friulano è presente poco più a nord, nella valle del Natisone. Così, da buon ricercatore, si arma di registratore e va casa per casa, ascolta i parlanti, prende appunti. Elabora i dati con computer non ancora moderni, disegna grafici su carta, con matita e compasso. Un’amica musicista l’aiuta a fissare la telefonata su un pentagramma musicale. Il team cresce e diventa multidisciplinare, c’è l’ingegnere, lo statistico, il fisico. Alla fine il professore restringerà il campo su San Giovanni al Natisone, seimila abitanti: escluse le donne e i bambini, e seguendo la pista della destra eversiva – poi rivelatasi esatta – non sarebbe stato difficile arrivare al nome di Carlo Cicuttini. Invece, come sappiamo, la giustizia aspettò la confessione del neofascista Vincenzo Vinciguerra, dieci anni dopo la strage.
Il caso Moro è molto più noto al grande pubblico. Che il telefonista non fosse Toni Negri lo sapevano tutti. Eppure il professor Trumper, incaricato del caso, rimise impiedi la squadra, macinò chilometri, fra Trento, Venezia, Padova, fino ad Ascoli Piceno, investì tempo e denaro, per dimostrare scientificamente la verità. Isolò 16 variabili sulla base di 600 parlanti, e accese i riflettori sulla colonna romana delle Brigate Rosse a cui Valerio Morucci, autore della telefonata, apparteneva. Con Negri il professor Trumper parlò soltanto una volta, in carcere: non si conoscevano prima, nonostante lavorassero nella stessa università, non si sentirono mai più dopo (aneddoto inedito e indicativo della personalità di entrambi, ndr).
John Bassett Trumper è un pioniere della fonetica forense, il suo metodo ha fatto scuola, ma soprattutto ha inaugurato il diritto alla controperizia fonica della difesa nel processo penale. “Questo è il risultato del quale sono maggiormente fiero, da un punto di vista professionale e umano”, confessa il professore. “Uno scienziato non è un teologo – aggiunge, incontrando il pieno assenso della fisica Savaglio – il nostro lavoro è avvicinarci alla verità sino ad escludere, mai del tutto, il dubbio”. Nell’era del “Questo lo dice lei” e dell’ignoranza al potere, insistere sullo studio e sulla ricerca della verità, è una lezione di vita prima ancora che di scienza.

Daniela Ielasi

 

FaC

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