CULTURA Musica Rende

L’ultimo dei cantastorie in concerto a Rende

Il 18 giugno lo stadio Lorenzon di Rende accoglierà l’ultimo dei cantastorie, Francesco Guccini, per l’unica data al sud prevista per il suo tour 2010.
Concerto quasi celebrativo, vista la quasi concomitanza con il compimento dei suoi 70 anni, rappresentativi se considerati alla luce degli anni “prestati” alla musica: attivo fin dal 1967 con l’ album “Folk Beat nr.1”, può vantare più di un quarantennio di produzione musicale fatta di ben 23 album, ed uno in arrivo probabilmente per gli inizi del 2011.
I primissimi esordi con “I Gatti”, poi unitisi all’ originaria formazione del giovane Vandelli che darà vita agli Equipe 84, il gruppo che, assieme ai Nomadi stessi, provvederà a depositare sue canzoni, anticipandolo, come le belle e celebri “Auschwitz”, “Canzone per un’ amica” (titolata da Guccini “In morte di S.F.” e cantata durante il concerto dedicato all’ amico Demetrio Stratos), “Dio è morto”, o “Noi non ci saremo”, tra le altre, per quanto i due gruppi ebbero il merito di farle conoscere al pubblico degli anni ’70, molto più sensibile alla realtà dei gruppi che nascevano su modello di quelli inglesi o americani, che a quella dei giovani cantautori. Solo di recente le canzoni sono tornate, giustamente, alla loro vera paternità.
Recente anche la sua decisione di non utilizzare più gli inediti nei suoi live, ma questo certo non toglie interesse alla performance gucciniana, fatta di un vero e proprio colloquio con il pubblico, una interazione, un porgersi tra un pezzo e l’ altro o con i pezzi stessi, molti dei quali conservano al loro interno una dimensione quasi “teatrale” come l’ invettiva “L’ avvelenata” destinata soprattutto a critici e colleghi, le impegnate “Primavera a Praga” o “La Locomotiva”,(dedicata al ferroviere anarchico Pietro Rigosi che fece schiantare il suo treno contro una vettura nel 1893), l’ ironica “Il Sociale e l’ Antisociale” o le bellissime “Addio” e “Cirano”. Senza contare “Eskimo”, dedicata alla donna cui forse è stato più legato, e le varie canzoni di notte, che con l’ ultimo album ammonteranno a quattro.
Definito da Dario Fo come la “voce del Movimento”, oggi trasformata in “voce di gioventù”, che canta l’ ironia, l’ amicizia e la solidarietà, Guccini è in realtà lontano dall’ incarnare semplicemente vezzi partitici o dal porsi come figura a cavallo di tre generazioni: il suo è in realtà uno sguardo concentrato sul reale con disincantata ironia e, come tale, in grado di spaziare e di indagare su tutto ciò che gli si presenta in prima persona o lo circonda: canta, con la sua tipica erre “arrotata”, di guerra, di morte, di realtà sociali difficili e di ipocrisia borghese, ma anche della ricerca di sé stessi, di città e di personaggi, di esperienze ed abitudini personali, guarnendo il tutto con citazioni e riferimenti letterari e con un linguaggio misto, a volte aulico e a volte da trattoria, ma sempre sapientemente calibrato all’ accompagnamento musicale, spesso fatto di una chitarra e poco altro, ma senza per questo risultare scarno.
Il faccione coperto di barba e capelli neri che ha invaso il cosentino è la copertina di “Via Paolo Fabbri 43” (nonché, precedentemente, retro di “Stanze di vita quotidiana”), l’ indirizzo di Guccini all’ epoca della pubblicazione dell’ album, e ritrae, in primo piano, il giovane Francesco in vacanza a Santorini. “Di quell’ epoca mi è rimasta la barba, non l’ ho più tagliata”, ha dichiarato Guccini: il concerto di Rende sarà l’ occasione per constatare se dell’ epoca è davvero solo la barba ad essergli rimasta.
Zaira Bartucca

FaC

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