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No all’ecodistretto nel comune di Rende, l’opposizione chiede chiarezza

“Trovino una landa desolata per l’ecodistretto, non il comune di Rende, su cui insistono già tante criticità ambientali”. Le opposizioni fanno fronte comune e giocano d’anticipo per scongiurare la localizzazione dell’ecodistretto di Cosenza nord nel territorio rendese. Alla conferenza stampa di stamattina in piazza Matteotti c’erano i consiglieri quasi al completo, giustificati gli assenti, il pensiero di tutti affidato ai big, Mimmo Talarico e Sandro Principe, introdotti dal giovane Lorenzo Principe. Non è una certezza, ma una “concreta ipotesi”, dettata dal fatto che Marcello Manna, nella sua doppia veste di sindaco e presidente ATO, non fa più mistero di essere favorevole all’ipotesi di una “discarica in giardino”.
Proprio nei giorni scorsi, in un incontro al Museo del Presente sulla “sindrome Nimby” (appunto “not in my backyard”, “non nel mio giardino”), il sindaco aveva invitato a parlare i sostenitori delle “discariche che non inquinano se realizzate a norma”, con l’obiettivo di smontare paure e proteste immotivate da parte della cittadinanza (come quella di Morano, ad esempio), ma con il risultato di provocare la reazione degli ambientalisti locali (“discariche in nessun giardino” lo striscione). 
Ora la palla torna in consiglio comunale, perché le opposizioni, dopo la seduta aperta dell’11 ottobre in cui già denunciavano l’ipotesi di un ecodistretto privato a Rende, presenteranno una comunicazione nella prossima riunione per chiedere al sindaco una posizione chiara e trasparente, e nel caso in cui questa fosse favorevole, “chiederemo che sia un referendum popolare ad avere l’ultima parola, non un commissario ad acta”. I consiglieri sospettano che lo stesso commissariamento dell’ATO sia funzionale alla localizzazione dell’ecodistretto a Rende, decisione che non dispiacerebbe neanche all’attuale gestore privato, i cui interessi potrebbero persino convergere.
“Manna ha fallito sull’individuazione del sito – insiste Talarico – ma la nostra città ha già dato”: la discarica di Sant’Agostino, la Legnochimica, il sito della Calabra Maceri, “nato per trattare i rifiuti di Rende – ricorda Principe – e finito per accogliere quelli di mezza Regione. Il risultato, oltre al fetore insopportabile, è che la città è più sporca e i costi per i cittadini più alti. Rende prima era come la Svizzera”. “Ma il fallimento è anche del governo regionale – dinuovo Talarico – per la mancata attuazione del piano regionale dei rifiuti”. Se alcuni comuni sono al collasso, come Cosenza, è perché il sistema regionale nel suo complesso non ha funzionato e la Calabria non è mai uscita veramente dall’emergenza.
Pensare in termini di sistema è urgente quanto complicato. Lo dimostrano le opposizioni stesse, capaci di ritrovare armonia solo oggi che stanno all’opposizione. Eppure questa è la scommessa: produrre, consumare e buttare tutti di meno, coscienti che i nostri rifiuti, per quanto differenziati, correttamente trattati e ridotti, non spariranno sotto il tappeto.

Daniela Ielasi

FaC

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