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Notte dopo gli esami, le previsioni (nere) dello Svimez sulle iscrizioni all’università

Sono circa 500mila gli studenti italiani che, conclusi gli esami di maturità, si troveranno ad affrontare la fatidica scelta dell’iscrizione all’università. Che impatto avrà su questa scelta lo tsunami sanitario, economico, psicologico scatenato dal Covid19? Quanti decideranno di proseguire gli studi? Da queste domande parte la nota pubblicata dallo Svimez, a firma di Luca Bianchi e Gaetano Vecchione, che prende in analisi l’impatto della crisi passata (2008-2009) e i dati ufficiali sulle immatricolazioni, prefigurando il rischio di un crollo degli iscritti all’università, soprattutto nel Mezzogiorno.

“L’impoverimento delle famiglie, a seguito della crisi – si legge nella nota – si tradurrà, come avvenuto in passato, in una contrazione della spesa destinata agli studi universitari dei figli”. I conti sono presto fatti. In Italia si parte già da uno svantaggio rispetto al quadro europeo: poco più del 50% dei diplomati si iscrive all’università (in Spagna è il 70%) e nel Mezzogiorno si registrano i tassi di proseguimento Scuola-Università più bassi dell’intera area Euro. Ebbene, nel quinquennio seguito alla crisi economica del 2008, nelle regioni del Mezzogiorno si sono perse oltre 20mila iscrizioni. Negli anni successivi si è registrato un recupero soprattutto al nord, mentre il Sud nel 2019 contava ancora 12.000 immatricolati in meno rispetto al 2008 (nel computo rientrano anche i giovani meridionali che si iscrivono in università del nord, circa uno su quattro). La precedente crisi insomma si è abbattuta soprattutto sulle famiglie meridionali, poiché ha colpito i redditi più bassi, strutturalmente più diffusi nel Mezzogiorno. Da qui l’allarme dello Svimez, che in base al numero dei diplomati meridionali (200mila) e alla riduzione del tasso di prosecuzione per motivi economici (3,6 punti in meno), ipotizza la perdita di 10mila studenti nell’anno accademico 2020/21, di cui due terzi al Sud. 

Bianchi e Vecchione avanzano anche delle proposte per arginare l’emorragia annunciata. L’aumento della no tax area, una borsa di studio statale che copra l’intera retta 2020 nelle Università pubbliche, un piano organico di interventi per l’Università che coinvolga anche altri livelli istituzionali con misure a sostegno, non solo in termini di tasse universitarie ma anche di servizi agli studenti, trasporti pubblici, diritto allo studio. “Considerare l’Università come fondamentale infrastruttura pubblica dello sviluppo – suggeriscono – ed evitare che la crisi finisca per aumentare le diseguaglianze”.

r.f.c.

FaC

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