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Parco Acquatico, le dimissioni di Rausa: “Un atto dovuto verso mio figlio”

“Le mie dimissioni sono un atto dovuto nei confronti della mia famiglia e dei miei figli. Non posso permettere che per la mia posizione amministrativa venga strumentalizzato mio figlio”. Spiega così Mario Rausa la sua decisione di lasciare la giunta del Comune di Rende, dopo i video dei festini del figlio pubblicati dalla TGR Rai Calabria. L’ex assessore allo Sport con delega al Parco Acquatico in una nota stampa precisa che i festini (il 29 febbraio e il 6 maggio) si sarebbero tenuti prima e dopo il lockdown “all’interno di un parco acquatico che non era affatto chiuso al pubblico”. Nel manifestare comunque solidarietà alla giornalista RAI Erika Crispo, Rausa contesta il trattamento ricevuto dalla testata giornalistica, soprattutto per l’accostamento di questa vicenda personale ad altre questioni che riguardano la gestione del Parco, in particolare la storia dei lavoratori non pagati. “Cosa c’entra la mia figura in questa storia? – chiede – E cosa centra il video di mio figlio?”. Agita dubbi “per il ripetersi del servizio televisivo per vari giorni”, così come già aveva fatto il sindaco Manna ieri scrivendo al direttore della testata. E poi racconta la sua versione della storia. 

“A proposito dei lavoratori – scrive – ne approfitto per segnalare il mio impegno nel cercare la soluzione a favore di costoro che giustamente pretendevano quanto dovuto per il loro lavoro. Ed io stesso li ho incontrati 2 volte perorando la loro giusta causa. E forse sono stato l’unico. Inoltre con decine di incontri tra i componenti societari ho cercato una sintesi tra le due parti per consentire una buona e congiunta gestione”. A differenza dei lavoratori però, l’ex assessore Rausa dipinge una struttura pienamente funzionante. “Un parco aperto a manifestazioni culturali e mostre, non è un parco chiuso. Infatti in quel periodo al parco si sono tenuti tanti eventi e convegni”. Invita persino la giornalista a un faccia a faccia, “magari bevendo insieme un buon caffè al parco acquatico in piena attività”.  

“Avrei preferito – continua – che fossi criticato per il mio operato di assessore, per il mancato impegno, per i mancati risultati”. L’assessore si ritiene soddisfatto del proprio lavoro, per quanto i tentativi da lui messi in atto non abbiano praticamente sortito effetti. “Mi sono attivato con molta energia – ricorda – per cercare di arrivare ad una quadra tra i soci di un consorzio tra loro diviso. Come pure io stesso ho accompagnato al parco decine di imprenditori con interessi nel fitness, nel welness e nel food, con il solo scopo di far partire tutti i servizi e permettere con tale operazione il pagamento di dipendenti e fornitori, ed il rilancio del parco. Mi sono speso tanto, anche perché, ritengo che il parco sia un’opera che non può morire. Può essere un importante volano per l’area urbana. Può essere una opportunità di lavoro per decine di persone. Io ci credo! E quanto detto sopra, il mio impegno per la struttura, può essere confermato da tutti i soci ed anche dai dipendenti. Ed ogni volta che si creava una spaccatura tra i soci, e venivo riservato interessato dalle parti, la mia risposta era sempre la stessa: Io tifo per il Parco!”

L’assessore dimissionario, da bravo sportivo, tifava per il Parco, ma il tifo purtroppo non basta mai per vincere una partita. 

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FaC

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