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Il Planetario della città merita il nome dell’astronomo cosentino Amico

Il Planetario di Cosenza non può non portare il nome dell’astronomo che a Cosenza ha avuto i suoi natali, Giovan Battista Amico. Così avrebbe voluto l’ex sindaco Giacomo Mancini, che quell’opera immaginò insieme all’allora assessore alla scienza Franco Piperno. D’altronde se la città ha avuto la fortuna di veder nascere uno dei più importanti astronomi del Cinquecento, che diede un grosso contributo alla critica del sistema tolemaico, che ragione avrebbe di non riconoscere e vantare questo suo cittadino illustre?
Seppure ebbe vita breve (morì a soli 27 anni “ammazzato da ignoto sicario, si pensa per invidia della sua scienza e delle sue virtù”, ndr), Amico o d’Amico nel suo “De motibus” ebbe il merito, poco riconosciuto, di mettere in discussione nel metodo – più che nella sostanza – il sistema tolemaico, prima della rivoluzione copernicana. Contemporaneo di Telesio, fu membro dell’Accademia Cosentina. Di lui hanno scritto Luigi Accattatis, nelle sue “Biografie degli uomini illustri delle Calabrie” e Coriolano Martirano in “L’Arco di Ulisse”. Ma la puntuale ricostruzione della vita e dell’opera di Amico si deve a Mario Di Bono, dell’Università di Genova, che nel 1990 pubblica un saggio sulle “sfere omocentriche” di Amico. Al saggio di Di Bono, si rifaranno gli studi di Franco Piperno, fisico (in pensione) e docente di Didattica dell’Astronomia all’Università della Calabria, svolti proprio in occasione della progettazione del Planetario di Cosenza. “Il libretto del d’Amico – scrive Piperno nel suo studio – non contiene solo una interessante innovazione astronomico-matematica, ma introduce un metodo che da lì a poco si rivelerà dirimente: l’unificazione delle due astronomie prima separate, la philosophica e la mathematica”.
A pochi mesi dall’inaugurazione dell’opera, che dopo tanti anni vedrà finalmente la luce, l’attuale sindaco di Cosenza in un post su facebook ha cancellato con un colpo di spugna storia della città e rivoluzioni scientifiche, annunciando che il planetario sarà intitolato all’astrofisico Stephen Hawking recentemente scomparso. Ancorando all’attualità e alla risonanza mediatica del momento un’opera che meriterebbe ben altra visione, Mario Occhiuto commetterebbe un errore grossolano (per quanto rettificabile in futuro). Contro questa possibilità si stanno già levando alcune autorevoli voci, come quella di Battista Sangineto, docente di Archeologia dell’Università della Calabria. “Lo studioso cosentino – scrive il ricercatore sul suo profilo fb – non è molto famoso probabilmente perché, morto assassinato a soli 27 anni, non ha potuto continuare a studiare ed a pubblicare, ma credo che non sfugga a nessuno che meriterebbe di essere ricordato con tutti gli onori dalla sua città. Sono sicuro, anche, che noi cosentini dovremmo menare gran vanto per averlo avuto fra i nostri ascendenti intitolandogli, almeno, il nascente Planetario anziché allo studioso britannico -ora al picco della notorietà perché appena scomparso- come ha deciso il sindaco Occhiuto in modo provinciale e demagogico”.
Da tutta la comunità accademica, dai fisici oltre che dagli umanisti, dovrebbe levarsi un appello unanime per evitare, a Cosenza e ai cosentini, questo imperdonabile errore. In particolare da quel Dipartimento di Fisica nel quale Piperno ha lavorato tanti anni, dando vita ad un Laboratorio per la Comunicazione Scientifica di cui faceva parte, fra gli altri, lo stesso rettore dell’Unical Gino Crisci. 

Daniela Ielasi

Qui il testo di Franco Piperno

FaC

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