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Plastic free /2. Le borracce sono inutili se mancano le fontane

Ci siamo di recente occupati dello stanziamento da parte del CdA dell’Unical di 20mila euro per l’acquisto di borracce da distribuire ai neo iscritti, al fine di sensibilizzarli sulla tutela dell’ambiente e ridurre concretamente l’uso della plastica nel Campus. E’ noto infatti che il problema maggiore, e maggiormente difficile da risolvere, è legato alla mole di bottigliette d’acqua usate: se ognuno si dotasse di una borraccia, l’impatto si ridurrebbe enormemente.
In realtà qualcuno più sensibile al problema, senza aspettare i fondi dell’università, si è già attrezzato da solo. E sono proprio loro a farci notare un altro problema, con il quale si stanno scontrando, ovvero dove gli studenti possono riempire d’acqua le proprie borracce?
Al momento gli unici punti in cui è possibile farlo in sicurezza sono le mense, con i distributori posizionati all’interno, ma è possibile accedervi solo nelle ore di servizio. Ci sono poi le fontanelle, ma l’erogazione dell’acqua non è continua: capita spesso di trovarle chiuse (nella foto, lo zampillo al bar del Polifunzionale trasformato in posacenere, ndr). L’acqua dei bagni non la prendiamo in considerazione, poiché per quanto sicuramente potabile, nessuno si fida a berla viste le pessime condizioni igieniche in cui versano i bagni pubblici. Restano le Casette dell’Acqua, a pagamento (5 centesimi a litro), ma comunque in tutto il Campus ne sono presenti solamente due, una nel quartiere Maisonnettes e l’altra nel quartiere Martensson. Nessuna fonte nel quartiere San Gennaro, nessuna ai Monaci, ai Chiodo 1 e 2, alle Molicelle, eppure i quartieri residenziali dovrebbero essere i primi ad essere coperti: lo sapete quante bottiglie di plastica, grandi e piccole, si consumano negli alloggi?
Il rappresentante degli studenti in CdA, Vincenzo delle Donne, che è stato promotore dell’acquisto delle borracce, sollecitato sulla questione, ci ha anticipato che presto una nuova Casetta dell’Acqua sarà installata alla fine del Ponte Bucci, mentre per i quartieri residenziali nulla è al momento previsto. Basterebbe cominciare dalle fontane pubbliche, assicurandone il funzionamento e il controllo continuo, oltre che l’installazione di ulteriori punti nelle zone scoperte.
Se non si agisce parallelamente su entrambi i fronti, l’operazione borracce rischia di rimanere uno spreco inutile di fondi pubblici e la rivoluzione “plastic free” dell’Università della Calabria diventerà solo pubblicità ingannevole.

Giada Rita Filippo

FaC

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