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Rapporto sull’economia cosentina: ecco i nuovi emigrati, uomini e laureati

Di sesso maschile, preferibilmente laureato, meglio se con un dottorato: questo l’identikit del nuovo emigrato, emerso dal 14° rapporto della BCC Mediocrati sull’economia cosentina. Il rapporto è stato presentato il 19 novembre scorso da Nicola Paldino (Presidente BCC) e Nino Floro (direttore ricerca Demoskopika), con gli interventi di Angela Robbe (Assessore al lavoro e walfare- Regione Calabria), Pietro Toscano e Leonardo Rubattu (Direttore generale del gruppo). “Lo studio – ha dichiarato Paldino – evidenzia la ripresa di un preoccupante flusso migratorio”. È senza dubbio una grave perdita di capitale umano, fenomeno che non riguarda solo Cosenza o la Calabria ma numerose regioni italiane. Secondo Nino Floro “l’analisi dei dati rileva un progressivo spostamento della rilevanza del fenomeno dell’emigrazione verso fasce di popolazione a maggiore istruzione”. I dati sottolineano, infatti, come dal 2002 al 2016 la metà degli emigrati abbiano un livello di istruzione medio-alto (il 19,6% è in possesso di un titolo universitario, il 31,2% possiede un diploma). 
Recentemente è stato rilevato dalla Commissione Europea che questo tipo di emigrazione non si può definire “brain circulation”, ovvero circolazione dei cervelli, ma si definisce “brain drain” ovvero drenaggio dei cervelli. Questo è dovuto prettamente alla mancanza di immigrazione di personale qualificato.
I fattori che determinano il fenomeno dell’emigrazione, sempre secondo Floro, possono riscontrarsi in posizioni e condizioni lavorative non adeguate al livello di istruzione conseguito, mancanza di prospettive e di stabilità del lavoro, scarso riconoscimento della professionalità e sistema poco meritocratico.
Durante la presentazione si è discusso non solo di emigrazione all’estero, ma anche di emigrazione all’interno del territorio nazionale. Secondo i dati infatti la Calabria si posiziona (con 406 mila emigrati) al sesto posto delle regioni italiane con maggior numero di emigrati all’estero, viene preceduta solo da Sicilia, Campana, Lombardia, Lazio e Veneto.
Il fenomeno per il quale la Calabria si aggiudica il primato è invece la disoccupazione giovanile a cinque anni dalla laurea. I dati Istat confermano che il 38% dei laureati riscontrano difficoltà ad inserirsi in ambito lavorativo.
Nonostante questo, arrivano anche segnali positivi: l’indagine infatti mostra che la fiducia generale raggiunge livelli mai raggiunti dal 2007 in poi. 
Ci si augura che questi dati possano aprire gli occhi su una regione, su un paese, che perde giovani menti dopo averle formate ed istruite. Giovani costretti ad emigrare per veder riconosciuti i propri sforzi e le proprie capacità.

a.g.

FaC

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