CULTURA Rende Zoom

Rende entra nella “Human Tribe” di Jorit con un messaggio di sport e antirazzismo

Lo street artist napoletano Jorit ha chiuso la cinquantaseiesima edizione del Settembre rendese, con la realizzazione di un murales, dall’8 all’11 ottobre, sulla facciata del Palazzetto dello Sport di Rende. Ispirato alla celebre foto ‘19.83’ di John Dominis, l’immagine ritrae la foto scattata nel ‘68 alla premiazione delle Olimpiadi di Città del Messico. Il murales è infatti dedicato ai velocisti statunitensi Carlos e Smith che, saliti sul podio, sulle note dell’inno nazionale americano, abbassarono la testa e alzarono un pugno chiuso, indossando dei guanti neri. Lo scatto racconta un momento carico di lotta e di simboli, come la tuta sbottonata di Carlos in segno di solidarietà ai lavoratori, oppure la collana di perle simbolo delle pietre usate per le esecuzioni degli afroamerani. Gli atleti furono espulsi dalla nazionale olimpica, ma per la comunità afroamericana erano diventati gli eroi della lotta per i diritti civili. “E’ un’immagine che riguarda lo sport ma ha pure dei significati molto profondi”, ci racconta lo stesso Jorit avvicinato durante una pausa di lavoro, significati tornati d’estrema attualità con il movimento “Black Lives Matter”. 

Foto di Wanees Mousa

Anche Jorit è diventato un simbolo, fonte d’ispirazione per la sua generazione e non solo. Perchè nell’era degli schermi digitali porta l’arte nelle strade, sui muri, perchè racconta gli oppressi e perchè la sua arte è un invito ad esprimere il senso di appartenza alla tribù umana, che si fonda sulla solidarietà e sulla libertà per tutti i popoli. Jorit infatti è anche un attivista, i suoi progetti hanno un forte impatto, tanto che nel 2018 è stato arrestato in Cisgiordania insieme all’amico e collega Salvatore, dall’esercito israeliano, per aver dedicato un murales a Ahed Tamini, la ragazzina diventata simbolo della resistenza palestinese. “Non ci aspettavamo una reazione simile per due disegni, anche se conoscevamo bene la situazione. [..]Non è sicuramente piacevole quando ti trovi prigioniero nelle mani del nemico avverti un senso di impotenza, ma non siamo pentiti”, ricorda Jorit. 

L’opera ha sollevato oltre agli sguardi anche delle obiezioni e delle critiche. Tralasciando quelle che riguardano la scelta del progetto (perchè, sia chiaro, spetta all’artista!) sui social si sono registrati malumori, per il costo dell’opera e per la struttura perchè il  palazzetto dello sport, che in effetti fino a qualche giorno fa non era nemmeno su google maps, è una di quelle grandi opere che non è mai entrata in funzione. Ma l’arte va oltre le dinamiche locali e anzi porta un messaggio nelle strade, porta gli occhi dei giovani sugli edifici, tra le strade della città, fa nascere interrogativi in loro, ispira la partecipazione attiva dei luoghi, degli spazi, della società ed esprime una posizione chiara, un messaggio di resistenza, rivoluzione e solidarietà, contro la discriminazione, la violenza, il capitalismo e l’oppressione. 

Jorit porta così la città di Rende all’interno della mappa dei suoi lavori, che si estende in tutto il mondo. Forse è uno di quei casi in cui il messaggio principale potrebbe perdersi tra le informazioni, e allora meglio ribadire le parole del Black Panther Party che Jorit stesso ha usato per introdurre la sua opera “Human Tribe: Vogliamo libertà. Vogliamo poter determinare il destino della nostra comunità. Vogliamo la piena occupazione per il nostro popolo. Vogliamo la fine della rapina capitalista sulla nostra comunità. Vogliamo case decenti, adatte per accogliere esseri umani. Vogliamo istruzione per il nostro popolo, che denunci la vera natura di questa società decadente. Vogliamo il blocco immediato della brutalità poliziesca”.

Maria Pia Belmonte
Alessandra Menniti

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