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Riapertura temporanea del Parco Acquatico, il gestore chiederà una proroga al Comune

Ripartenza in sordina per il Parco Acquatico Santa Chiara di Rende. La struttura ha riaperto le porte al pubblico stamattina senza troppa enfasi: il risultato è un unico ombrellone aperto a bordo piscina. “E’ una prova generale – ci spiega il responsabile Antonio Fusinato – abbiamo lavorato duramente in queste due settimane per aprire la piscina e il chiosco bar, ma preferiamo pubblicizzare quando saremo sicuri che tutto funzioni come si deve”. La prudenza non è mai troppa, visti i trascorsi del Parco, e l’imprevisto è sempre dietro l’angolo: la colorazione dell’acqua ad esempio può cambiare in base alla quantità di cloro usata, specie quando si utilizza l’acqua dei pozzi. “Partiremo con la pubblicità molto presto – assicura il responsabile – intanto siamo aperti, nel rispetto delle norme di sicurezza anti-Covid, tutti i giorni dalle 10 a mezzanotte”. 

Fusinato rappresenta la Marconi Village s.r.l., società specializzata in sale giochi e biliardi, che gestisce già il Bowling di Quattromiglia. A seguito della manifestazione di interesse emanata a fine luglio dal Comune di Rende, la Marconi Village, risultata seconda in graduatoria, è subentrata per rinuncia del primo, aggiudicandosi la gestione “temporanea” del Parco. Fino a febbraio probabilmente, ma i tempi non sono affatto certi. La durata della concessione sarà “limitata al tempo strettamente necessario all’espletamento della procedura ad evidenza pubblica”, quindi potrebbero volerci mesi come anni. “Noi chiederemo al Comune una dilazione – ci anticipa già il nuovo gestore – poiché è impensabile affrontare qualsiasi investimento senza avere un orizzonte temporale utile ad ammortizzarlo”. Le spese di affitto ammontano a 10mila euro annui, più i fornitori, più il personale (una decina al momento gli impiegati, parte dei quali presi fra gli ex dipendenti in vertenza con la passata gestione), più la sala da bowling che la società sta già predisponendo all’interno della cosiddetta “tecnotown”. Nelle intenzioni a breve termine del gestore rientrano anche i pedalò sul laghetto artificiale, l’avviamento del ristorante sull’isolotto (che però va completamente attrezzato) e i mercatini di Natale intorno all’anfiteatro all’aperto. 

Degli spazi interni neanche a parlarne. Basta visitare le sale, dalla Hall-bar all’auditorium, dalla SPA alla palestra fino alla piscina coperta, per rendersi conto che nonostante arredi e attrezzature, poltroncine ergonomiche, vasche e lettini per i massaggi, mancano pavimenti, uscite d’emergenza e impianti d’areazione, ci sono numerose infiltrazioni nei soffitti e gli intonaci – privi di manutenzione – cominciano a scrostarsi dalle pareti. “A noi non mancano i capitali – fa notare Fusinato – ma dobbiamo avere certezze sul futuro per investire”. L’espletamento della “procedura ad evidenza pubblica” servirà proprio a questo, ma nel frattempo non è esclusa una gestione temporanea di lungo corso. Staremo a vedere. Intanto conviene spingere su questo scorcio d’estate per rianimare almeno la piscina, per quanto l’impresa risulti complicata: la paura del Covid non aiuta e non aiuta il cemento privo di verde e di ombra che amplifica l’effetto deserto del Parco (un’unica palma bruciacchiata si erge solitaria e disperata). 

Daniela Ielasi

FaC

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