CULTURA Teatro

Ritorno al Teatro dell’Acquario con Nunzio Scalercio e la sua satira pungente

In un momento di grande difficoltà per il settore artistico ci sono delle luci che decidono caparbiamente di non spegnersi. Progetti e idee che hanno intenzione di resistere alla preoccupante situazione di diaspora culturale, che colpisce maggiormente le realtà più ristrette e periodicamente svalutate dalle istituzioni.
È il caso di Nunzio Scalercio con il suo nuovo spettacolo “Nu no vax, nu si vax e nu curri curri”, a grande richiesta in replica, sabato 23 ottobre, allo storico Teatro dell’Acquario.
Prima delle date di inizio ottobre (9 e 10), erano due anni che l’attore non calcava le assi del palco con tutta la sua irriverente satira sotto forma di stand-up commedy. Fondatore di Spigaweb nel 1999, il sito che per primo ha fatto conoscere il cosentino al mondo digitale, Scalercio ha sempre puntato a tenere vivo il cuore della sua lingua oltre i confini territoriali, rimanendo però profondamente fedele alle sue radici. Pur avendo sperimentato con il grande mondo della rete nel corso della sua carriera, l’attore ha sempre prediletto il contatto con il pubblico il quale “restituisce quella fondamentale carnalità che non trova spazio negli ambienti digitali” dice, riflettendo sulla sua esperienza ibrida dentro e fuori il teatro.
E sceglie un momento molto importante per tornare a far sentire la sua voce, sia da un punto di vista politico che sociale. Annuncia infatti, tramite social, la presenza del nuovo sindaco di Cosenza Franz Caruso alla replica del 23 ottobre. Si spera che sia un segnale positivo per il coinvolgimento di quell’amministrazione che negli ultimi anni ha costantemente lasciato incerte le sorti dell’importante teatro cosentino, il quale ha spesso rischiato di chiudere i battenti afflitto dal disinteresse degli enti pubblici.
La Pandemia ha ovviamente inasprito la situazione, e coerentemente sarà questo il filo conduttore dell’artista: dalle manie post Covid all’esasperazione del complottismo antiscientifico. “Avevano detto che ne saremmo usciti migliori -sottolinea Scalercio – abbiamo cantato dai balconi e imparato a panificare di tutto. Siamo stati tutti uniti da una sorte comune, quasi fratelli anche con il dirimpettaio di balcone in attesa del vaccino. Ma poi il vaccino è arrivato, e quelli che sembravano fratelli si sono divisi”.

Leonardo Wanderlingh

FaC

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