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Rivolta di Rosarno, riflessione a Sociologia


I fatti di Rosarno hanno scosso l’intera opinione pubblica e l’Università della Calabria non è rimasta insensibile. In particolare su cosa sia accaduto a Rosarno nelle tragiche giornate di gennaio si è interrogato il dipartimento di Sociologia e di Scienze Politiche, che ha organizzato un incontro con la prof. Ada Cavazzani, il prof. dell’Università di Palermo Fulvio Vassallo Paleologo, la prof. Donatella Loprieno che ha dato delle delucidazioni giuridiche sull’immigrazione e il diritto del lavoro. Infine c’è stata anche una testimonianza diretta di cosa sia l’immigrazione da parte di Soungoutoaba Cissokho, immigrato e rappresentante della Comunità senegalese in Calabria.
Su Rosarno sono state dette tante parole e sono state fatte tante ipotesi, si è passati da atti di violenza, al razzismo, alla xenofobia, alla ‘ndrangheta, certo è che a Rosarno questi fenomeni ci sono stati tutti e si sono presentati in una forma inedita. La rivolta non è scoppiata da un giorno all’altro e soprattutto non è arrivata dal nulla, episodi del genere si erano già verificati in passato, certo non con la stessa entità e soprattutto la stessa violenza. Ad esempio era già successo nel 2008 che qualche balordo avesse aggredito gli immigrati, ma questi reagirono diversamente, con una manifestazione pacifica. Va detto anche gli episodi di violenza vanno visti nella stagionalità dell’agricoltura, infatti sarà un caso o meno ma finita la stagione delle arance ecco che scoppia la rivolta, così è stato nel 2008, così nel 2009, come ha spiegato il prof. Paleologo.
Ma c’è anche da dire che questa volta a differenza delle altre si è aggiunto anche il fattore crisi economica, che al nord ha fatto licenziare migliaia di lavoratori tra cui molti immigrati che sapendo della raccolta delle arance sono arrivati a Rosarno in numero maggiore rispetto agli altri anni. Molti di questi immigrati erano abituati ad assunzioni regolari, a lavorare rispettando le regole e ad essere a loro volta rispettati: quindi in Calabria non erano disposti a subire vessazioni. Come sostiene Cissokho, la rivolta a Rosarno c’è stata perché c’è stata un’offesa alla dignità umana che è strettamente collegata al principio del lavoro, principio fondamentale e basilare della nostra stessa Costituzione. Quindi piuttosto che essere offesi gli immigrati hanno preferito combattere anche perché non avevano più nulla da perdere visto che la cosa fondamentale era già venuta meno: il lavoro.
Ma cosa ha portato la rivolta di Rosarno?
Di certo ha portato la visibiltà di un problema che esiste su tutto il territorio italiano, come quello dello sfruttamento dell’immigrazione, al quale non si sa più come reagire perché non ci sono delle normative certe, inoltre i centri di prima accoglienza sono stati chiusi. Spesso l’immigrazione viene anche strumentalizzata e utilizzata nella guerra della politica sulla sicurezza, ciò è valido soprattutto nel momento attuale della politica italiana specie nella fase pre-elettorale.
Rosarno ha portato anche alla luce un certo egoismo sociale e la manifestazione della paura dell’altro, del diverso. Per questo motivo, ha sostenuto Paleologo c’è bisogno di costruire osservatori sul razzismo per avere la difesa dei diritti. Ma per combattere episodi del genere bisogna partire dalla cultura, dalla chiesa, dall’Università.
Ma la rivolta di Rosarno è servita anche a far emergere un altro problema molto diffuso nel sud Italia, l’assistenzialismo, in questo caso si tratta di persone che dichiarano di lavorare in agricoltura ma che in realtà le mani non se le “sporcano” se non per prendere i “soldi puliti” senza aver fatto alcuna fatica, lasciando il vero lavoro all’immigrato di turno.
A Rosarno c’è stata una rivolta, ma dopo c’è stato il silenzio della città. Come si è visto dalla proiezione del video “Il tempo delle arance” di Alfonso De Vito, regista campano che nei giorni della rivolta è venuto in Calabria a filmare cosa stava accadendo. Dal video in particolare emerge che nei giorni seguenti la protesta la città della Piana sembrava una città fantasma, poca gente per strada e poche macchine.
Ciò che resta è l’immagine della deportazione assistita degli immigrati, il possibile intervento della ‘ndrangheta che può essere stata coinvolta per mantenere un ordine, ma resta anche il fatto che nell’Europa di Schengen gli immigrati clandestini riescono ad entrare nei paesi tramite le reti ufficiali quali porti e aereoporti , ma c’è anche la mancanza di una rete e di un organico che possa controllare l’immigrazione, soprattutto quella clandestina.
Infine a Rosarno c’è stata anche la cosiddetta lotta fra poveri, infatti gli immigrati africani sono stati sostituiti dagli immigrati dell’est Europa.
Ciò che è accaduto a Rosarno però non è da circoscrivere solo al territorio calabrese ma è rivolto a tutto il territorio italiano, infatti sulla stessa scia vanno ricordati gli eventi di Castelvolturno e di Roma. E i problemi non si risolvono certo con la cacciata degli immigrati.

Giovanna Terranova

FaC

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