Movimenti SOCIALE Zoom

Schools For Future, si allarga la protesta degli studenti contro la DAD

Mentre il governo discute sull’eventuale riapertura delle scuole a dicembre, c’è chi protesta già da settimane affinché questo avvenga. Anita, 12 anni, studentessa presso la scuola media “Italo Calvino” di Torino, è già diventata un simbolo. La giovane da giorni porta avanti la sua protesta silenziosa, posizionandosi davanti la propria scuola con un banco, la sedia ed il pc. Le sue motivazioni sono “l’isolamento” e “la difficoltà a concentrarmi per 3-4 ore davanti al pc”.
La pandemia è diventata parte integrante della quotidianità di ognuno di noi: mascherina, smart working, distanziamento sociale e soprattutto didattica a distanza. Gli studenti di ogni età hanno dovuto fare i conti con questo nuovo strumento che, anche per i nativi digitali, si è rivelato ostico. Cosa viene a mancare? Il contatto umano, che negli anni dello sviluppo è fondamentale. La scuola non si esaurisce in semplice luogo di apprendimento, ma è soprattutto il posto in cui i bambini imparano l’educazione, la socialità e innumerevoli comportamenti che aiutano la loro formazione in futuri adulti. Rappresenta spesso il luogo sicuro lontano dalla famiglia, ed il primo posto dove suonano i campanelli d’allarme. 
La contestazione di Anita è stata presto ribattezzata come “Schools for future”, sulla falsa riga del movimento “Fridays for future” capitanati da Greta Thumberg. Tutto è cominciato quando il Piemonte è stato dichiarato zona rossa, la protesta si è estesa dapprima al vicino liceo classico Gioberti, poi nel resto d’Italia. A Napoli, infatti, gli studenti hanno disposto i banchi in piazza Plebiscito in modo da formare le parole “No DaD”. Anita non è sola, e si fa portavoce di milioni di ragazzi nella stessa situazione. “Siamo qui insieme ad altre due compagne per chiedere di farci tornare a scuola, andremo avanti finché le cose non cambieranno. Mi ha chiamato il Ministro Azzolina e mi ha fatto i complimenti per il mio modo di protestare pacifico, ha detto che provvederà a far riaprire le scuole”.
D’altronde la scelta di chiudere le scuole è del tutto italiana: anche nei paesi in lockdown totale come la Francia la didattica continua in presenza; così come in Germania e nella più dura Inghilterra di Johnson. L’Irlanda è il primo Paese ad adottare delle misure ancora più restrittive dopo aver avuto il picco di contagi massimo mai avuto nella nazione, eppure anche in questo caso scuole ed asili nido restano aperti. L’Oms spinge per una didattica in presenza, riconoscendo l’importante ruolo nella crescita dei bambini, ed invita gli Stati a prendere misure “mirate e proporzionate”, per usare le parole del direttore Hans Kluge.

Anita Chiappetta

 

FaC

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Social media & sharing icons powered by UltimatelySocial