Cinema Rende

Il secolo di Ingmar Bergman, omaggio al regista svedese

Ad Ingmar Bergman, maestro svedese del cinema mondiale ed indiscusso genio del nostro tempo, di cui quest’anno ricorre il centenario, è dedicato l’incontro ideato e condotto dallo storico del cinema Ugo G. Caruso (in programma giovedì 3 maggio alle ore 21) al Cinema Santa Chiara, nell’antico e suggestivo centro storico di Rende, in collaborazione con il Circolo Cinema Cosenza, il Cineforum “Falso Movimento” di Rovito e “Cinepresi”.
Caruso non proporrà nessuno dei tanto celebrati capolavori (come Sorrisi d’una notte d’estate, Il settimo sigillo, Il posto delle fragole, Il volto, Come in uno specchio, Luci d’inverno, Persona, Sussurri e grida, Fanny e Alexander) bensì quello che dalla critica viene rubricato come un titolo minore nella filmografia del regista, L’ora del lupo (Vargtimmen), realizzato nel 1967 ed interpretato da uno stuolo dei suoi attori abituali, come Max Von Sydow, Liv Ullmann, Ingrid Thulin, Erland Josephson, in cui sono però racchiusi i temi più ossessivamente ricorrenti nella sua opera e qui potentemente rappresentati.
Poco visto, decisamente raro, L’ora del lupo è tratto da un testo teatrale “Gli antropofagi” scritto dal regista pochi anni prima. Liquidato frettolosamente come un horror onirico, il film contiene alcuni dei temi più cari al regista: l’isolamento, la follia come condizione feconda di creatività, il potere demiurgico dell’arte che arriva a carnalizzare la propria materia, la paura per un’alterità enigmatica.
Opera terribilmente personale, tra le più cupe, allucinate, visionarie ed “espressioniste” della sua filmografia, L’ora del lupo mostra esemplarmente la distanza che intercorre sempre in Bergman tra verità e messa in scena. Ecco perchè è uno dei titoli più congeniali per ricordarlo e stimolare una discussione che vada oltre le consolidate quanto talvolta ingannevoli certezze della critica ereditate fin qui, per riconsiderare sotto un’altra luce e nuove angolazioni la colossale opera che ci ha lasciato e che ne fa un indiscusso gigante del Novecento.

FaC

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