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Sistema teatrale calabrese, “legge regionale ferma da un anno”

Il Coordinamento del Teatro calabrese torna a farsi sentire. E’ passato un anno da quando la Regione Calabria approvava la nuova legge regionale sul Teatro, dopo un lungo percorso di concertazione con il coordinamento. Quell’approvazione fu salutata nel suo complesso come una vittoria da parte degli operatori e delle imprese del settore, perché finalmente si cominciava a pensare e programmare in un’ottica di sistema, gratificando il lavoro di piccole e grandi associazioni capaci di fare rete verso un obiettivo comune in una regione così poco incline alla cooperazione. “Per questo noi diciamo grazie al presidente Mario Oliverio – chiarisce subito Fabio Vincenzi dei Teatri Unical in apertura della conferenza stampa convocata stamattina al PTU – ma i grazie si fermano a maggio dell’anno scorso”. Perché ad oggi, la legge numero 19 del 18 maggio 2017, è rimasta solo sulla carta. Manca la programmazione triennale 2018-2020, di conseguenza non c’è una programmazione annuale, e con l’estate alle porte, conoscendo tempi e risorse umane del Dipartimento Cultura, la fine dell’anno è praticamente arrivata.

“Non si valorizza così il sistema teatrale, continuando a considerarlo l’ultima delle priorità”, denunciano giustamente i delegati del Coordinamento. “Per attuare una programmazione seria, servono tempi certi, fondi e soprattutto una struttura capace di gestire – insiste Settimio Pisano di Scena Verticale – invece abbiamo a che fare con un dipartimento non dico devastato ma sicuramente sottodimensionato”. Non basta infatti la volontà politica, serve un’amministrazione efficiente che dia seguito alle decisioni. Ma i segnali che arrivano non sono incoraggianti. “Pensate che per l’accreditamento all’Albo delle associazioni in scadenza il 30 giugno siamo tornati alla consegna a mano”, fa notare Claudio Rombolà del Teatro del Grillo. Il suo sospetto è che dietro il ritardo sulla legge ci sia in realtà un disegno preciso: arrivare alla fine dell’anno consente di intervenire in emergenza, confermando le solite cinque compagnie riconosciute senza aprire a nuove start-up, come prevede invece la legge 19. Così è avvenuto l’anno scorso: a novembre 2017, nonostante l’approvazione della legge, il bando per le attività teatrali prevedeva requisiti così stringenti da essere destinato di fatto solo alle imprese teatrali già affermate. Ed anche il nuovo bando per le residenze, lasciando inalterati i criteri del passato, si rivolgerà solo alle residenze già realizzate, rendendo impossibile l’avvio di nuove esperienze. “In altre regioni – aggiunge Rombolà – di questi tempi le residenze non vengono bandite, anzi “annunciate”, vengono già avviate. Perché in altre regioni il dialogo con gli operatori è continuo”. Il riferimento è al comunicato della neo assessore Maria Francesca Corigliano che, informata della convocazione della conferenza stampa, aveva risposto preventivamente, ricordando “tutti gli sforzi profusi e gli investimenti erogati che non assomigliano affatto a proclami”.
“Auspico maggiore serenità e collaborazione nel rapporto con il mondo teatrale calabrese e, soprattutto, intendo manifestare pubblicamente la mia piena disponibilità a forme di incontro, di confronto diretto, di dialogo e di rappresentazione di problemi qualora se ne ravvisasse la necessità”, concludeva l’assessore. Ecco, dialogo e confronto: esattamente quello che auspica il Coordinamento. Magari con la costituzione di un tavolo tecnico permanente, promessa alla quale non si è dato mai seguito.

Daniela Ielasi

FaC

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