MONDI UNICAL UNIVERSITÀ

Studenti internazionali, il corso d’italiano non è sufficiente

All’Unical gli studenti internazionali sono una forte presenza, un vanto dell’ateneo. Si tratta di giovani provenienti da Paesi extraeuropei, che hanno scelto di iscriversi a corsi di laurea dell’Università della Calabria triennali o magistrali. Gli studenti internazionali amano e animano il campus attivamente, ma l’integrazione effettiva nel tessuto cittadino e universitario non è così scontata.
“Prima di tutto c’è un problema di lingua, sono molti gli stranieri che arrivano senza aver studiato l’italiano, perché credono si parli anche inglese o francese negli ambiti accademici, ma poi non è così”, dice Jasmine, studentessa camerunense del Dipartimento di Studi umanistici. Non solo l’offerta formativa non prevede molti corsi in una lingua diversa dall’italiano, ma l’Unical è anche più flessibile rispetto ad altri atenei d’Italia e d’Europa sui requisiti d’accesso: la conoscenza della lingua italiana insomma non è obbligatoria, “anche se nel mio Paese – continua Jasmine – chi ha appena finito il liceo deve seguire un corso e superare l’esame CILS, come chi ha già conseguito un titolo di laurea e ora vuole iscriversi ad una università del Nord Italia. Per l’Unical invece basta superare l’intervista consolare”.
L’università eroga un corso di Italiano di 75 ore, che gli studenti internazionali sono invitati a frequentare. Le lezioni si svolgono al CLA, Centro Linguistico d’Ateneo, due volte a settimana. Il Cla prevede corsi diversi per diversi livelli di competenza linguistica e gli studenti scelgono autonomamente quale seguire: in realtà le lezioni hanno un indice di frequentazione molto basso, e numerose sono le criticità che gli studenti riscontrano. Primo su tutti, il requisito dell’ubiquità: gli insegnamenti didattici sono attivati quasi contemporaneamente al corso di italiano, gli studenti internazionali devono allora scegliere se seguire il corso di lingua oppure la lezione: ce ne dà testimonianza Mandhi, studente indiano di Farmacia, prossimo alla laurea ma con marcate debolezze linguistiche. Questo è certamente il problema maggiormente sentito dagli studenti con cui abbiamo parlato, come Xhiao, studente cinese del Dipartimento di Matematica o Juliana, dall’Ecuador al Dipartimento di Lingue e Scienze dell’Educazione. Ci raccontano che quando sono arrivati non conoscevano l’italiano, che per chi non ha mai studiato il francese o un’altra lingua romanza, la nostra lingua risulta davvero difficile, e anche quando i professori riescono a far fronte alle esigenze didattiche, il problema ritorna nella vita quotidiana, impedendo l’interazione con i colleghi, la facilità di movimento sul territorio e la partecipazione a molti degli eventi accademico-istituzionali, come a quelli mondani o privati, “incontriamo difficoltà persino la domenica quando andiamo a messa” confessa qualcuno.
Per questo, tanti di loro propongono che, come funziona per molti dei loro conterranei che studiano in altre università europee, l’Università della Calabria preveda un ciclo di lezioni, articolate nell’arco di sei mesi, prima che inizino a frequentare i corsi previsti dalla carriera universitaria di ciascuno; oppure, dopo un periodo di formazione esclusivamente linguistica, un periodo in cui le lezioni di italiano affianchino quelle disciplinari ma senza sovrapporsi. Condividiamo le riflessioni sull’inadeguatezza e insufficienza del sistema attuale, e ci auguriamo un vigoroso e rapido intervento.

Fiacre Sindayirwanya
Maria Pia Belmonte

FaC

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