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Studenti internazionali manifestano per la Palestina fra i cubi di Arcavacata

Anche l’Unical si unisce alle manifestazioni di solidarietà per la Palestina e il popolo palestinese che stanno movimentando le piazze di tutta Italia. Il presidio, chiamato dagli studenti internazionali dell’Università della Calabria, ha subito incontrato il supporto delle associazioni del Campus che da sempre stanno dalla parte degli ultimi. Il presidio ha portato sotto le bandiere del ponte Bucci quelle Palestinesi, e messaggi di pace, in italiano, arabo, spagnolo e inglese.

Tra i numerosi interventi di studenti e di giovani italiani e internazionali, quello di Mervat, che ha 28 anni e viene dalla Palestina, è risuonato forte tra i cubi e nei cuori dei partecipanti. “Non sono qui a protestare perché i pochi mesi passati lì da ragazza sono stati pieni di sangue, distruzione e orrore o per quei bambini che muoiono bruciati e violentati da forze molto più grandi della loro immaginazione. Io so cosa vuol dire addormentarsi con gli abiti preferiti per incontrare la morte con il vestito migliore. Ma sono qui per urlare in faccia a tutti la mia rabbia e vergogna nei confronti della posizione presa da coloro che diffondono l’informazione. Voi sapete chi siete, Vergogna! Il vostro mestiere vi obbliga a studiare la storia. Il vostro mestiere è quello di diffondere la verità, il mio quello di insegnarla”. 

Intanto il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha approvato il ‘cessate il fuoco unilaterale’, che sarà attivo dalle 2 di notte di venerdì, ora locale, dopo 11 giorni di fuoco aperto in cui hanno perso la vita circa 300 persone. A garantire il rispetto della tregua da parte di Hamas sarebbe l’Egitto. Anche se, ad accendere gli animi nelle piazze, oltre alla volontà di manifestare solidarietà per il popolo palestinese e le sofferenze subite, c’è una forte critica nei confronti dei media e dell’informazione in Italia. In generale è forse il giornalismo occidentale che attraverso un linguaggio fin troppo moderato e ai limiti del fazioso opera una mistificazione sulla realtà. I raid aerei nei luoghi di culto dove i civili stanno pregando sono crimini di guerra, non si può parlare di scontri. Le parole sono importanti, fu lo stesso Mandela a usare “apartheid” per riferirsi alla condizione di assoggettamento dei palestinesi da parte di Israele.

Maria Pia Belmonte

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