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Teatro in Calabria, note positive e punte di amarezza

di Ernesto Orrico

Non c’è dubbio, questo settembre 2022 rappresenta per il teatro calabrese il mese della rinascita. È tutto un pullulare di iniziative. In un giorno per dire (lunedì 12) a Catanzaro per Armonie d’Arte c’è Romeo Castellucci con “Il Terzo Reich” e a Tropea per Teatro d’Amare c’è Giorgina Pi con “Tiresias” (vincitore d’UBU con testo di Kae Tempest). Intanto Primavera dei Teatri annuncia la prossima edizione, dislocata tra la classica location di Castrovillari e la città capoluogo di regione. A Catanzaro sarà di scena un denso prologo con spettacoli internazionali, già una volta (credo fosse il 2002, e sarebbero tondi 20 anni), il festival lasciò il Pollino, quella volta per spostarsi totalmente a Cosenza e all’Università della Calabria (memorabile in quell’occasione la presenza di Franco Scaldati).

Intanto sempre a Castrovillari il teatro Chimera diretto da Fabio Pellicori inaugura la sua quarta stagione, questa volta con l’onore e l’onere del riconoscimento ministeriale, a me il piacere di aprire le danze con “Sulle acque sui rovi” (venerdì 16). A Mendicino invece è Porta Cenere a cimentarsi con una programmazione di teatro contemporaneo (quinta stagione), dotazione finanziaria risicata e tanta voglia di continuare a mettersi in gioco. Nelle rassegne e nei festival estivi affiorano proposte interessanti, a Cerisano due finestre aperte sulla memoria, sul filo della commozione abbiamo ricordato l’opera di Franco Dionesalvi e Antonello Antonante, figure intellettuali che hanno segnato in maniera indelebile gli ultimi 50 anni di vita culturale della regione.

A Belmonte, ExConvento continua a proporre laboratori e percorsi artistici di qualità, in uno dei luoghi simbolicamente più importanti di questi anni di esperimenti culturali, con una attenzione particolare verso le nuove
generazioni. Nei giorni scorsi Piccola Compagnia Palazzo Tavoli ha presentato, nella residenza curata da Dracma a Polistena, un nuovo studio di “LUACHI, viaggio intorno ai canti polivocalici contadini calabresi”, a mio parere una delle creazioni artistiche più interessanti viste negli ultimi anni dalle nostre parti, con la vibrante presenza scenica di Anna Maria Civico, la sua è una voce che ti scava dentro.

Intanto si annunciano debutti importanti. Rossosimona propone a fine mese un nuovo testo di e con Lorenzo Praticò, uno degli attori più intensi e concreti della nostra generazione, ho letto il testo definitivo di “4 x 25”, è amaramente bello! Nel frattempo Lorenzo continua la collaborazione con Mana Chuma, insieme a Stefania De Cola (altra attrice di qualità eccelsa) e Mariano Nieddu propongono “Spine” di Barilla e Arena. Sempre Rossosimona è presente nel programma di Primavera dei Teatri con la prima nazionale di “Dammi un attimo” di Mariasilvia Greco e Francesco Aiello, un lavoro assolutamente da vedere, ho avuto il privilegio di assistere ad una prova qualche mese fa, testo ben scritto e attori decisamente in parte.

Nel festival diretto da De Luca, La Ruina e Pisano si celebrano pure i 30 anni di storia di Scena Verticale, una roba pazzesca! Che mi fa gioire non poco e… La Ruina presenta lo studio di un nuovo lavoro. Nella programmazione di PdT si notano altre presenze calabresi di rilievo: Scena Nuda (con “Questioni di famiglia), Lamanna con una proposta dal sapore internazionale (“Real Heroes”), Mana Chuma con “F-Aida” e Giancarlo Cauteruccio con “La Divina Calabria-opera in divenire”.

A Reggio Calabria, finita la ricca programmazione estiva di Catona proposta da Polis Cultura (orfana del compianto Ettore Pensabene), continuano le attività di Mana Chuma, Scena Nuda e Spazio Teatro (che annuncia la quinta edizione del RagazziMedFest con partenza 1 ottobre); da segnalare in questi giorni la quarta edizione di Balenando in burrasca Reading festival, in programma pure il workshop “Il mito di Giocasta” curato da Matteo Tarasco. La città dello Stretto è tutta un fermento di iniziative culturali, merito delle celebrazioni per il cinquantenario del ritrovamento dei Bronzi di Riace e di operatori culturali che si muovono, pur tra mille difficoltà burocratiche, con passione e competenza, certo anche lì non si capisce cosa sarà del teatro Cilea…

Tra le note dolenti c’è da mettere la città di Cosenza, a fronte di un territorio che manifesta con coerenza una produzione culturale dal basso sempre viva e combattiva, sconta una scellerata gestione della “cosa pubblica” da parte della precedente amministrazione. 9 anni: tanto cemento, eventi spot e zero attenzione al tessuto culturale urbano. L’inversione di tendenza nelle ultime settimane è arrivata con la nascita dell’Orchestra Sinfonica Bruzia, Comune e Conservatorio insieme hanno vinto il bando del ministero, una buona iniziativa che avrà bisogno di tempo per consolidarsi. Dal Rendano, a parte la nascita dell’orchestra, al momento non arrivano altri segnali, ci sarà una stagione? Come e da chi verrà gestita? Ah, il Morelli, tornato di proprietà privata, resterà chiuso chissà per quanto.

Altra buona iniziativa da parte della nuova amministrazione comunale è stata l’assegnazione del Teatro Italia/Tieri al Centro R.A.T. rimasto senza casa. Il Teatro dell’Acquario smantellato è un colpo al cuore, ma pare non
ci fossero alternative.

Una questione spinosa riguarda i teatri dell’Università della Calabria, nessuno ne sa niente, non ci sono notizie ufficiali circa le idee che l’amministrazione dell’Ateneo ha, se na ha, per la gestione. Il Teatro Auditorium in particolare è un vero e proprio gioiello, negli anni precedenti la crisi pandemica ha rappresentato un esempio di programmazione notevole, lì abbiamo visto spettacoli di grande qualità, da lì si potrebbe ripartire. C’è da aggiungere che quello, sì il TAU e più in generale l’Ateneo di Arcavacata, è stato e ancora sarebbe il luogo ideale perrealizzare arte di qualità, tra sperimentazione e ricerca, il giusto posto per le compagnie di produzione della provincia di Cosenza (a parte il Centro R.A.T. le altre con riconoscimento ministeriale e regionale continuano a restare tutte senza residenza ufficiale). Encomiabile la dedizione di Teatro Rossosimona, LiberoTeatro e di altre associazioni che continuano a proporre laboratori e a sviluppare percorsi di collaborazione con alcuni interlocutori dell’Unical, ma tutto questo impegno rischia di essere insufficiente, ci sarebbe bisogno di un progetto di ampio respiro, di un piano che guardi a un futuro possibile, che disegni una mappa nella quale muoversi nei prossimi anni.

FaC

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