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Un Campus più aperto alla città, AttivaRende mette d’accordo i tre candidati a rettore

La prima uscita a tre dei candidati a rettore dell’Università della Calabria è stata accolta con grande curiosità e partecipazione. Ieri sera al Museo del Presente tanti sono rimasti in piedi per due ore ad ascoltare Nicola Leone, Luigi Palopoli e Raffaele Perrelli, invitati dall’associazione AttivaRende a confrontarsi sul tema “Rende città Unical. Come diventare città universitaria” e sollecitati dalla presidente Marina Simonetti, dal candidato a sindaco Mimmo Talarico e dagli interventi del pubblico. Il tema, per quanto stimolante, era particolarmente insidioso. L’Unical è nata come università regionale e non cittadina, e inoltre è stata pensata dai padri fondatori come un Campus, volutamente lontana dal territorio circostante, e non solo fisicamente. Come si concilia questo modello con quello di città universitaria auspicato da AttivaRende? 


Forse il dibattito è stato interessante proprio per questo motivo, perché ha permesso di sviluppare – seppure in poco tempo – un sano confronto sull’attuale fallimento del modello Campus e sulle prospettive future di un ateneo al contrario fortemente permeato dal territorio e dai suoi peggiori difetti. “Quando all’università resteranno solo i cognomi locali più diffusi, ecco, in quel momento l’università sarà finita”: Perrelli difende l’autonomia dell’università e non teme di apparire antipatico ai suoi ospiti parafrasando il kennedyano “Non chiedetevi cosa può fare l’università per Rende, ma cosa può fare Rende per l’Università”. Ed effettivamente il Comune di Rende può fare tanto, dagli interventi più spiccioli di manutenzione delle strade, all’illuminazione, alla mobilità, all’investimento in manifestazioni culturali. Viceversa accade che la stagione teatrale più importante di Rende sia quella organizzata dall’Università. 
“Immaginate cosa sarebbe Rende senza l’Unical”, riconosce Talarico, citando lo sviluppo urbanistico, sociale ed economico della città che ha seguito di pari passo quello dell’ateneo. Eppure Rende non è una città universitaria, su questo tutti concordano: “la mancata osmosi”, come la chiama Palopoli, nel senso comune prima ancora che a livello istituzionale, oggi viene riconosciuta non più come un pregio bensì come un limite. E’ Nicola Leone ad offrire alla fine una chiave possibile di conciliazione: “un Campus aperto alla condivisione delle strutture, per esempio quelle culturali e sportive”, a beneficio della comunità universitaria e del territorio. Resta il nodo della qualità della vita all’interno di un Campus nel quale alloggiano oltre duemila studenti – per metà internazionali – a cui vengono garantiti il posto letto e la mensa ma non una vita sociale: l’inadeguatezza dei mezzi di trasporto pubblico in questo caso è il primo dei problemi da risolvere, facendo leva sul “dialogo istituzionale” auspicato da Talarico. A vantaggio non solo dell’Unical e di Rende, ma dell’intera area urbana. 
A margine c’è tempo per una breve riflessione sulla trasparenza, di cui la governance uscente – secondo Perrelli – sarebbe deficitaria, come nel caso del rinvio delle elezioni studentesche. “Forse non è stata a pieno trasparente” riconosce Palopoli incontrando l’assenso di Leone.

Daniela Ielasi

FaC

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