PRIMO PIANO UNICAL UNIVERSITÀ

Vandalismo all’Unical, Scienze Politiche indica una strada

“Nel 2014 abbiamo cambiato sistema di manutenzione, arrivando a risparmiare quasi un milione di euro, ma soprattutto abbiamo ristabilito la legalità nel sistema delle gare. Voi pensate che questo non dia fastidio a nessuno?”. Le parole del rettore hanno subito spostato l’attenzione dell’assemblea convocata ieri dal dipartimento di Scienze Politiche e sociali, in seguito ai danni subiti il 4 aprile. L’idea – meritoria – era quella di riflettere non tanto su quanto accaduto ma su quale risposta dare come università. “Una risposta educativa e autorevole, non repressiva, in linea con il ruolo dell’università e nell’ambito di una pedagogia istituzionale”: questo era l’intento, per dirlo con le parole del direttore del dipartimento Francesco Raniolo, che ha introdotto l’assemblea. Agire come un padre verso i figli che sbagliano, prevenire rieducando, insegnare la cura per il bene comune in una società (specie quella meridionale) in cui il rispetto è riservato solo al bene privato, migliorare la vivibilità dei luoghi e del Campus.

Ma il sentimento di rabbia e paura per quanto accaduto non permette di fare passi avanti. Anzi. Purtroppo l’ateneo ha subito proprio nella notte scorsa l’ennesimo atto di violenza, questa volta al Dibest, seppure con modalità differenti. In questo caso si è trattato di furto non di vandalismo, furto senza scasso: “i ladri sono entrati con le chiavi” ha raccontato Crisci, agitando il sospetto che gli autori siano persone interne all’università. La sua teoria, di cui non fa mistero, è che ci sia un disegno preciso che unisce tutti gli episodi, un messaggio da parte di qualcuno che vuole ottenere qualcosa. “Azioni mafiose”, le chiama con nome e cognome Walter Greco, invitando però a mantenere distinti i due piani: da una parte la risposta degli inquirenti difronte a reati di questo genere, dall’altra la risposta dell’università per contrastare il deserto del Campus, di sera e nei week end, condizione ideale per chi intende attaccare l’università.

Invece i piani si confondono e il tema dell’assemblea diventa la sicurezza, con tutto il portato di comprensibili paure, percezioni amplificate e reazioni emergenziali e repressive. E vai allora con la solita stazione fissa dei carabinieri, che però non è giustificata dal numero dei reati; vai con i controlli antidroghe che fanno sempre scena; vai con i piani antiterrorismo che giustifichino l’acquisto del più sofisticato sistema di videosorveglianza. Intanto le porte d’accesso rimangono prive di banalissimi (eppure efficaci) sistemi antintrusione, le aule restano aperte di notte, le telecamere esistenti non funzionano e il servizio di vigilanza è carente. Ma soprattutto manca quella “risposta educativa e autorevole” che ci si aspetta da un’istituzione come l’università. 

Le proposte non mancano, alcune vengono proprio dall’assemblea: dal prolungamento dell’orario delle biblioteche all’apertura 24h di aule studio in ogni dipartimento, dall’esercizio notturno dei bar al coinvolgimento attivo delle associazioni studentesche e all’organizzazione di iniziative culturali continue, “non solo la Notte dei Ricercatori una volta l’anno”. La presenza di persone che vivono i luoghi e li sentono propri e ne hanno cura, può davvero funzionare da deterrente. Per questo serve un appello a tutta la comunità accademica, non basta un’assemblea, peraltro disertata anche dagli altri dipartimenti danneggiati. Ma Scienze Politiche, almeno, ha indicato una strada.

Daniela Ielasi

FaC

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