“Adesso il social porta a questa combinazione di dimensione – afferma Max Mazzotta –, cioè c’è un aspetto individuale perché ognuno fa YouTube solo nella sua stanza, nel suo mondo, però è sociale perché là c’è tutto il mondo che ti guarda, per cui si è insieme a tutti, però si è soli”.
Questa condizione, è la condizione a noi contemporanea da cui trae ispirazione lo spettacolo intitolato “Il Tubo”, di cui è regista proprio Max Mazzotta, andato in scena il 6 maggio scorso inaugurando la rassegna “Microteatro 2024” organizzata dall’associazione Entropia in collaborazione con Libero Teatro e Teatro Rossosimona, presso il DAM dell’Università della Calabria.
Protagonisti sono i tre youtubers – interpretati dagli attori Salvo Caira, Emanuel Bianco e Antonio Belmonte –, tre persone comuni che nel corso di un unico atto sottopongono lo spettatore a porsi diverse riflessioni. Aktarus ha sessantamila iscritti al suo canale, questo lo porta a voler creare sempre più contenuti per cavalcare l’onda della sua fama virtuale, ignorando le persone a lui vicine. Elman, nel tentativo di esprimere la sua arte, vive in una bolla di narcisismo tutta sua, senza nessun amico che lo sostenga. Mentre, Mr. Ciotolone, ormai sul lastrico, tenta la fortuna investendo tutte le sue energie nel suo nuovo canale. Lo spettacolo, dunque, si pone come una critica leggera al mondo che si è creato con l’arrivo dei social, in particolare proprio con Youtube. Così di scena in scena, lo spettatore si chiede: perché le persone decidono di aprire un canale e sono disposte a tutto affinché funzioni? Per esprimersi? Per divulgare i propri saperi? O semplicemente per mania di protagonismo?
“Quando siamo sui social, siamo insieme a tantissima gente, però alla fine scompariamo dalla realtà per entrare in un’altra realtà – afferma il regista –, cioè restiamo intrappolati in quella realtà lì e nella realtà nostra non sappiamo più come muoverci, per cui c’è una separazione e questa separazione è nostra, di questi tempi, nessuno la sa capire, nessuno la sa curare”. Lo spettacolo vede i protagonisti immersi all’interno di luoghi che fanno parte della loro vita quotidiana – l’ufficio, la propria casa, la cucina – che diventano il set per affermarsi sul web. Aktarus, Elman e Mr. Ciotolone, infatti, non si incontrano mai nella vita reale, eppure, per quanto siano rinchiusi nella loro stanza o in ufficio, “il Tubo” li rende vicini nella loro condizione di solitudine.
Sicuramente, non si tratta di uno spettacolo che vuole imporre allo spettatore una visione di ciò che è giusto o sbagliato rispetto al modo di approcciarsi ai social network, ma vuole essere uno spunto di riflessione per tutti noi che ogni giorno ci muoviamo all’interno di questa realtà virtuale che ormai ci fagocita, spesso senza permetterci di renderci conto quanto sia importante la socialità nella vita reale, rispetto a quella solo apparente condivisa sul web. Una volta usciti dal teatro, allora, si potrebbe provare ad essere “meno social e più sociali”, facendo esperienza di nuove emozioni insieme a chi ci sta accanto, senza bisogno di dimostrare per forza qualcosa.
Deborah Naccarato




