“If everyone did” è lo slogan scelto dall’Onu per l’occasione della 38esima Giornata internazionale del volontariato dello scorso 5 Dicembre. Il tema evidenzia quanto sia fondamentale un’azione collettiva, che miri alla risoluzione di numerose problematiche territoriali e globali. Quotidianamente si stima che 1 miliardo di persone già dedichi parte del proprio tempo alla creazione di un mondo migliore in cui vivere, per le nostre generazioni e per quelle future.
Nella provincia di Cosenza sono circa 31mila le persone che operano nel Terzo settore, mentre sono grossomodo 1200 gli enti attivi: una ricerca commissionata dal CSV Cosenza e curata dal Dipartimento di Scienze Politiche e sociali dell’Università della Calabria, ha delineato il profilo del volontario tipo corrispondente a una donna di età compresa fra i 30 e i 60 anni. Le attività del Terzo settore cosentino sono legate non solo all’intervento e al servizio sociale diretto, ma anche ad ambienti di promozione culturale, artistica, ricreativa o educativa. L’azione di tutte questa attività, che è valsa alla città di Cosenza il riconoscimento di “capitale del volontariato” per l’anno 2023, mira alla creazione di “protagonisti nella comunità”.
Ma che rapporto hanno i giovani con il volontariato? In occasione della giornata, i volontari del Servizio Civile Universale e dell’European Solidarity Corps che prestano servizio presso Entropia APS al DAM Unical, sono andati in giro per il Campus a raccogliere le opinioni degli studenti. Emerge la concezione del volontariato come un gesto totalmente altruista, dedicato all’aiuto verso i più deboli (come poveri, tossicodipendenti, bambini, donne vittime di violenza). Si nota, però, che non molti possono vantare esperienze precedenti e non hanno ben chiaro come poter fare esperienza in futuro (le interviste sono state assemblate in un podcast che potete ascoltare in fondo alla pagina, ndr).
“Per me fare volontariato nella vita — racconta Chiara del Servizio Civile Universale — è qualcosa di sostanziale: tutti, per sentirci umani, abbiamo bisogno di aiutarci l’un l’altro. Spesso nell’immaginario comune si pensa all’operato diretto per una fascia di popolazione disagiata, come si fa effettivamente nelle mense dei poveri, ma si sottovaluta l’impatto sociale che possono avere attività come quelle della realtà in cui faccio volontariato. Qui nascono grandi connessioni tra i giovani, in cui per partire non serve per forza essere empatici e comprensivi: basta saper ascoltare, poi con l’intenzione e la voglia di migliorarsi il resto viene da sé. Tutto questo deve essere considerato un punto di forza nelle nostre esperienze di vita: ho capito che se si condividono gli stessi valori, non conta più essere di Lamezia Terme o Budapest o Bruxelles, perché si usa lo stesso linguaggio umano. Curiamoci dall’interno per diventare una società migliore”.
“I think — afferma Daniel, dell’European Solidarity corps — that it was a good exercise to get to meet some students and for them to learn about us: it’s important to go out and spread the values of our association in which we work. When we interviewed students about the volunteering a lot of people said that they didn’t have any experience with volunteer work and at the same time they considered it to be a very important thing. I think that the possibilities of being a volunteer are not well known and the benefits too because everyone gave the same responses. They see it more as a situation in which you give more than what you receive which scares them, but in reality volunteering benefits both parties as it’s an experience that incentivises you to grow as a person and think about your role in society”.
Pia Giusi Oliveti




