Se la partecipazione si traducesse in consenso elettorale, i Cinquestelle non sarebbero la prima forza politica del Paese. L’incontro all’Università della Calabria con la candidata alla Camera nel collegio di Cosenza Anna Laura Orrico e il senatore uscente e ricandidato Nicola Morra, non ha raccolto più di una ventina di studenti, in gran parte organizzatori dell’associazione “Unical in MoVimento”. Complice il ponte festivo, il Campus stamattina si presentava quasi deserto: il periodo d’esami non è dei migliori per fare campagna elettorale, e quando gli impegni di studio si sommano al disinteresse (o disillusione) generale, il risultato è inevitabile. Ma nelle urne calabresi i pentastellati incontreranno soprattutto un voto giovanile, questo è fuor di dubbio.

Alla sala principale dell’University Club, alla fine si preferisce l’area ristoro, e l’incontro si trasforma in una piccola tavola rotonda moderata dal ricercatore Romolo Perrotta con le domande dal pubblico. L’approccio “alla pari”, senza scorte e lacché, resta un punto di forza degli esponenti a 5stelle. Convince Nicola Morra quando, rispondendo alla domanda di un rappresentante degli studenti sull’importanza della “gavetta in politica”, afferma che “la politica non è una professione: io tornerò a fare l’insegnante quando questa esperienza finirà, ma intanto avremo rivoluzionato l’ingresso in politica, avvenuto storicamente per cooptazione sulla base delle oligarchie partitiche”. Morra convince meno quando dice che si può imparare studiando e attraverso “l’autoeducazione, il rispetto delle regole che derivano dai valori”. L’esempio dell’acqua che si beve dal rubinetto piuttosto che dalla bottiglia di plastica francamente non tiene: si può essere cittadini modello ma pessimi politici. L’idea che tutti possano (e debbano in qualche misura) fare politica, cioé partecipare attivamente alla vita della comunità, non l’ha inventata Beppe Grillo, ma chi si candida ad entrare nelle istituzioni non può pensare che basti bere l’acqua del rubinetto. Essere onesti sarà già di per sé un atto “rivoluzionario”, come dice il senatore, ma non è sufficiente. D’altronde “il dibattito parlamentare è divenuto inutile – aggiunge lo stesso Morra – io passo meno tempo in Aula ultimamente e più tempo nelle procure e nei tribunali”. Meno di tutto convince questa interpretazione del mandato elettorale come spedizione punitiva: incasserà ancora il 4 marzo un voto di pancia e di protesta ma non sarà capace di riconnettere il tessuto sociale del Paese disgregato da rabbia, rancore, insicurezza, paura dell’altro.
All’incontro non sono mancate le domande “scomode”. Uno studente giovanissimo, alla prima esperienza da elettore, chiede alla candidata alla Camera di chiarire il suo rapporto con Pippo Callipo. Nata nella sua segreteria politica all’interno dell’esperienza “Io resto in Calabria”, Orrico ha lavorato anche nelle aziende dell’imprenditore vibonese: un curriculum di tutto rispetto. Lei quasi si difende e difende Callipo stesso definendolo “uno degli imprenditori più puliti e bersagliati della nostra terra”. “Hanno scritto che sarei un’infiltrata di Callipo nel Movimento 5Stelle, lo dicono perché sono a corto di contenuti e perché la mia storia è sibillina e inattaccabile. Io ho presentato il mio curriculum poiché mi riconosco nei principi etici del Movimento, sono stata scelta per questo e non perché indicata da qualcuno”.
da.ie.

