Nel periodo in cui in Italia si terranno le elezioni parlamentari, il Burundi si prepara a votare “pro” o “contro” il referendum costituzionale.
Il Burundi si trova nell’Africa dell’est ed è circondato da tre Paesi (Tanzania, Rwanda e Repubblica Democratica del Congo) e un lago, il lago Tanganyika a sud-est. E’ stato prima una colonia della Germania, ma dopo la sconfitta nella prima guerra mondiale, è diventata una colonia belga fino al 1 luglio 1962, quando ha conquistato l’indipendenza. Con diciotto provincie e 129 comuni, il Burundi ha una popolazione di quasi 12 milioni di abitanti. Si parlano due lingue africane, Kirundi e Kiswahili, ma il francese si usa (finora) come lingua ufficiale e nell’insegnamento.
Il referendum per la revisione della costituzione del Burundi è previsto nel mese di maggio, però la data non è ancora stata stabilita. Le operazioni preliminari sono in uno stato avanzato: la registrazione della popolazione con diritto di voto è durata una settimana e si è conclusa il 17 febbraio scorso. Il numero degli iscritti al voto supera di gran lunga le aspettative della commissione elettorale nazionale incaricata di organizzare le operazioni (Ceni). La Ceni non si aspettava più di 4.5 milioni di iscritti, invece gli iscritti sono stati più di 5 milioni, ossia il 112.01% – come riportato da Pierre Claver Ndayicariye, presidente della commissione, durante la conferenza stampa. Il presidente ha inoltre precisato che gli iscritti al referendum di maggio avranno automaticamente diritto al voto nelle future elezioni generali previste nel 2020.
Anche i burundesi della diaspora sono interessati al referendum costituzionale e potranno votare dovunque si trovino. Fra questi, ci sono naturalmente gli studenti burundesi iscritti all’Università della Calabria, otto in tutto, che per votare dovranno recarsi all’ambasciata del Burundi a Roma.
Fra i grandi temi dell’emendamento della nuova costituzione figura il mandato del presidente della Repubblica, che potrebbe passare da cinque a sette anni, rinnovabile una sola volta (attualmente la Costituzione prevede due mandati da cinque anni). L’opposizione si oppone categoricamente alla revisione della costituzione e chiama la popolazione a votare “No” per il referendum di maggio. Votare “Si” secondo l’opposizione significherebbe firmare la morte degli accordi di pace di Arusha del 2000, che avevano messo fine alla guerra civile (durata dieci anni con più di 300.000 morti).
Fiacre Sindayirwanya




