Cosenza CULTURA Teatro

MDLSX, a contatto con la sensibilità transgender di Silvia Calderoni

Silvia Calderoni ha 36 anni, dieci dei quali trascorsi sui palcoscenici di tutto il mondo come interprete di Motus, uno dei gruppi simbolo della ricerca teatrale italiana anni ’90 e, in questo primo scorcio di millennio, uno tra i più presenti sulla scena internazionale. Attrice di cinema e teatro, attivista, occasionale modella di haute couture, questa straordinaria figura di performer androgina dall’aura quasi sciamanica, che sfugge programmaticamente a ogni tipo di definizione, si è imposta all’attenzione del grande pubblico con MDLSX (lo spettacolo, dal luglio 2015, ha raggiunto Barcellona, Berlino, Mosca, New York, Taipei, Adelaide, Rio de Janeiro e un’altra dozzina di Paesi in quattro continenti diversi, nelle prossime settimane approderà a Lisbona per poi tornare a Parigi e ancora chissà dove).
MDLSX è un viaggio psichedelico attraverso i meandri della sensibilità transgender, dove frammenti biografici dei filmini d’infanzia della protagonista, sotto forma di cut-up, vanno a cortocircuitare con un’ossatura narrativa proveniente da Middlesex – Premio Pulitzer per la narrativa, 2003, dello scrittore statunitense Jeffrey Eugenides – e da alcuni saggi di filosofia militante dei primi anni ’90: Manifesto Cyborg di Donna Haraway, Gender Trouble di Judith Butler, Manifesto Contra-sexual di Paul B.Preciado, tra gli altri. Oltre a un vastissimo immaginario musicale che spazia dal punk psychobilly dei Cramps all’easytronic degli Air, dalla new-wave synth-pop dei Krisma al terragno folk-blues-rock del misconosciuto Sixto Rodriguez (a proposito di crossover…).
Abbiamo incontrato Silvia – solitamente reticente verso la stampa, ma noi siamo una stampa “sui generis”, appunto – sabato pomeriggio, proprio in una pausa rubata alle prove dell’allestimento di MDLSX, ospite al Teatro Morelli di Cosenza. Con lei abbiamo parlato tra le altre cose di micro e macrofascismi, slittamenti identitari, abbattimento dei confini, droghe psichedeliche e Living Theater. Poche ore prima che le sue danze ipnotiche e la precisione dirompente della sua parola affilata percuotessero, accarezzassero e infiammassero la platea del MORE, che certo non è rimasta indifferente al suo carisma ambiguo.
Mentre il pubblico le tributava una sofferta quanto meritata standing-ovation, in realtà rimaneva stordito a osservare la propria immagine distorta nello specchio della scena, a confronto con la zavorra insostenibile di un asfissiante conformismo, col clangore assordante delle catene alle quali pericolosamente continuiamo ad aggrapparci.

Manolo Muoio

(foto ilariascarpa)

FaC

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