Sono passati pochi anni da quando Nichi Vendola, candidato alle primarie del centrosinistra (novembre 2012) venne all’Università della Calabria per parlare ad un’Aula Magna piena di studenti, docenti e dipendenti. Eppure sembra passato un secolo a rivederlo oggi, in una sala stampa non proprio gremita. Ma è il termometro di queste elezioni e di questi tempi così distanti dalla partecipazione e dal dibattito politico, tempi in cui c’è spazio solo per l’invettiva e la “gara della disumanità”, come la definisce l’ex leader di SEL.

Gli interventi introduttivi dei padroni di casa, Carlo Miceli, studente di Giurisprudenza, e Walter Nocito, docente di Diritto Pubblico, introducono il tema della mattinata “Lavoro, Università, Mezzogiorno”. Liberi e Uguali è l’unica forza politica che ha messo al centro del dibattito l’Università con la proposta di renderla gratuita. “Dovrebbe divenire un servizio nazionale come in Germania” sottolinea il professore, tuonando contro la propaganda del PD di Oliverio che punta a raccogliere consensi nel mondo accademico calabrese con la promessa di milioni di euro. Nocito parla di “crisi educativa” e della necessità che “le università tornino ad essere comunità educanti”.
La parola passa quindi ai due capilista di LeU in Calabria, Angelo Broccolo, candidato al Senato, e Nico Stumpo, candidato alla Camera. Origini albanesi, medico a Corigliano Calabro, una lunga passione politica, sempre dalla stessa parte, prima Rifondazione Comunista, poi SEL, poi Sinistra Italiana: Angelo Broccolo porta la sua storia in questa candidatura, sostenuto dai compagni di una vita. Stumpo racconta la propria biografia, quando dal paesino in provincia di Crotone partiva a 15 anni per la prima manifestazione o per i funerali di Berlinguer. Entrambi rappresentano in maniera diversa una generazione cresciuta a pane e politica, quando ancora le sedi di partito erano punto di aggregazione e di riferimento sul territorio.
“La politica era cultura e attività pedagogica, come l’università, era scuola di formazione generale, utile a sviluppare pensiero critico. Questa campagna elettorale è la più grande operazione di diseducazione di massa degli ultimi anni”. Per la prima volta dal 1987 nei panni di non candidato, Nichi Vendola sta comunque sostenendo la causa di LeU, convinto che l’impresa che attende la sinistra, per la sua vastità, non possa esaurirsi il 4 marzo. La sinistra dovrà riconquistare credibilità abbandonando il terreno “culturale” della destra e ritrovando la propria narrazione. “Non ci salveranno le manifestazioni antifasciste, perché il fascismo è un surrogato della lotta di classe, nasce dalla paura della povertà da parte del ceto medio: dove non c’è la sinistra, c’è la destra con gli imprenditori della paura, c’è l’uomo forte a ridare sicurezza”. Vendola propone uno sforzo linguistico prima che intellettuale, per sconfiggere la “mafia delle parole” e rifondare un vocabolario “critico” della sinistra. Abbandonare l’imbroglio della “meritocrazia”, della “buona scuola”, dello “sblocca Italia”. E riprendersi la parola “libertà” così a lungo espropriata, e la parola “uguaglianza”, motto della Rivoluzione francese. Liberi e Uguali, magari anche fraterni, uniti sotto uno stesso simbolo, chiaro, riconoscibile, duraturo nel tempo. Ma qui appunto, siamo già oltre il 4 marzo.
Daniela Ielasi



