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“Questo è il mio Caracas”, Marco D’Amore al Cinema Campus con Toni Servillo

Incontro ravvicinato con due grandi protagonisti del cinema italiano contemporaneo lo scorso 14 marzo presso il Cinema Campus dell’Università della Calabria. Marco D’Amore e Toni Servillo hanno presentato il loro ultimo film, “Caracas” – con la regia dello stesso D’Amore – a un pubblico di studenti e appassionati, preparandoli a una visione del film più consapevole, insieme a Bruno Roberti – docente di cinema dell’Unical –, condividendo aneddoti sul processo creativo dietro la realizzazione del film.

“Caracas” è un incontro tra due solitudini, quella dello scrittore Giovanni Fonte – interpretato da Toni Servillo – e quella di Caracas – interpretato da Marco D’Amore. Dopo tanti anni, Giordano Fonte, credendo di essere giunto alla fine della sua carriera, torna a Napoli, ma non ha più gli strumenti per poterla decifrare e si trova così in una situazione di smarrimento. Per caso incontra Caracas, un uomo stanco della violenza estrema del gruppo di naziskin di cui fa parte, che decide di cambiare vita convertendosi alla religione islamica.

La storia prende spunto dal romanzo di Ermanno Rea “Napoli ferroviaria”, un diario che “come tutti i diari non ha una vera cronologia di eventi – afferma Marco D’Amoresi sviluppa come uno strano diagramma per cui si va indietro con la memoria. Tanto di quello che intercorre tra i personaggi è raccontato perché è già accaduto” e quando Giordano Fonte torna a Napoli, la città diventa “un luogo dell’immaginario o della coscienza dei sentimenti dell’autore e può rassomigliare in questo senso a tanti altri luoghi del mondo”. Per questo motivo, le vicende tra i due personaggi si intrecciano in una sorta di delirio onirico di Giordano Fonte – che subisce una trasformazione sia fisica che psicologica – per le strade di Napoli e lo spettatore assiste a una storia che sembra confondersi anche sul piano temporale, tra passato, presente e futuro, al punto di arrivare a credere che sia tutta un’illusione.

Questa è un’occasione molto felice per portarsi a casa una riflessione da studenti  – afferma Tony Servillo – cioè mettere in relazione il romanzo e il film. Arrivare al romanzo dopo aver visto il film e quindi sentire quanto Rea costruisce un personaggio che si perde in questo triangolo della disperazione – che è tutta la zona intorno alla ferrovia a Napoli –, ma si perde anche nella sua memoria, si perde nella scrittura, perché il romanzo ha una forma molto particolare difficilmente definibile”.

Contestualmente, si tratta di un film fatto di estremi, che si spinge alle periferie del sentire, difficile da contestualizzare. A tal proposito, il regista ha raccontato di essere andato nella comunità islamica, nella moschea di piazza Mercato – la stessa frequentata da Ermanno Rea – per compiere un’indagine sia dal punto di vista culturale che attoriale, “perché volevo sentire i profumi e le puzze di quel mondo, perché sapevo che avrebbe dato qualcosa alla storia, perché volevo sentire le profonde differenze che animano la nostra e la loro cultura. Mi sono imbattuto in ragazze e ragazzi che militano in gruppi di estrema destra, ma non perché volevo che mi spiegassero il fenomeno politico, perché volevo sentire i sentimenti che li agitavano e le depressioni di un certo tipo di violenza covata in loro. Secondo me chi scrive deve avere la libertà addirittura di superare gli esseri umani da cui parte per raccontare, perché questo non è il Caracas di Rea, questo è il mio Caracas”.

“Un cinema universitario così bello è difficile da trovare – ha esordito Toni Servillo all’inizio dell’incontro – con una bellissima sala piena di ragazzi, siamo molto contenti di essere qua con voi”. Dopo questo complimento al Cinema Campus dell’Unical, da parte di una figura così importante del cinema italiano contemporaneo, speriamo che questo incontro sia l’inizio di una frequenza più assidua di questo spazio e che non si concluda con la fine della rassegna culturale “Meridiano Sud”.

Deborah Naccarato

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