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Studentessa in isolamento da un mese, il tampone è negativo ma il risultato non arriva

In isolamento da quattro settimane in attesa del risultato del tampone. Questa è la situazione di Andrea, nome di fantasia di una studentessa internazionale dell’Università della Calabria reclusa da quasi un mese a causa di un contatto con una persona positiva. La studentessa, a cui non è comunque mancata l’assistenza da parte dell’ateneo, adesso è esausta, demotivata, depressa. 

“Tutto è cominciato quando ho visto che la mia coinquilina stava male – ci racconta – per cui le ho suggerito di fare il tampone. Lei, infatti, è risultata positiva, mentre io negativa. Appena abbiamo ricevuto il risultato abbiamo contattato la dottoressa Sandra Costanzo (delegata alla sicurezza e referente Covid nel Campus, ndr): lo stesso giorno mi hanno chiamata per spostarmi in un monolocale, per fare lì la quarantena. Poi il 19 aprile, su indicazione dell’ASP, ho fatto il tampone molecolare al Centro sanitario dell’Unical”. Da quel momento è cominciata un’attesa estenuante, che non si è ancora conclusa.

Sono passati nove giorni e non avendo ricevuto il risultato, Andrea non può uscire dall’isolamento. Paradossalmente le viene concesso di uscire di casa per andare a fare il tampone, poi le tocca di nuovo l’isolamento in attesa dei risultati. L’altro paradosso è che l’ASP le ha anticipato per telefono che il risultato è per fortuna negativo, ma poi non le ha inviato l’esito ufficiale per email, e senza l’attestazione della negatività l’Università non può revocarle la disposizione di isolamento. Insomma una situazione davvero demoralizzante difronte alla quale tanti si sentono impotenti.

Purtroppo non è il primo caso, i ritardi e le inefficienze dell’ASP di Cosenza sono noti. Sappiamo anche che, nonostante la disponibilità dei laboratori a processare i tamponi, l’ASP non ha mai concesso il via libera alla convenzione con l’Unical, che avrebbe snellito migliaia di casi come quello di Andrea. Non rimane che augurare la fine di questo incubo alla studentessa e a quanti come lei sono vittime della disorganizzazione sanitaria locale.

Matteo Sollazzo

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