Unical UNIVERSITÀ

Assente ingiustificata in CdA ma il Rettore si rifiuta di farla decadere

“I componenti che non partecipino a più di tre adunanze consecutive del Consiglio di Amministrazione né forniscano giustificazione ritenuta adeguata dal Presidente sono dichiarati decaduti con provvedimento del Rettore”. Così recita lo Statuto dell’Università della Calabria, in ottemperanza a quanto stabilito dalla Legge 240 del 2010, che prevede la decadenza dagli organi collegiali delle università qualora gli eletti (o i nominati) si assentino continuamente e in maniera ingiustificata dalle riunioni. Si tratta di una delle poche regole giuste introdotte dalla contestatissima legge Gelmini, anche se il caso è veramente raro, poiché basta un’adeguata giustificazione per evitare la decadenza.
Ebbene, il caso raro si è verificato proprio all’Unical nel corso dell’anno 2017 e ha interessato la consigliera d’amministrazione esterna Gloria Tenuta. Le sue assenze ingiustificate in CdA sono state notate da due senatori accademici, Raffaele Perrelli e Paolo Veltri. Sfogliando i verbali pubblicati sul portale d’ateneo, i senatori si sono accorti che l’imprenditrice è risultata “assente ingiustificata” per sei sedute consecutive nel periodo maggio-luglio e per altre quattro sedute nel periodo settembre-ottobre. I verbali, firmati dal Rettore e dal segretario verbalizzante, il direttore generale Alfredo Mesiano, dovrebbero costituire elemento di verità inconfutabile. Invece, a quanto pare, non è così. 
Rispondendo a un’interrogazione presentata dai due senatori, nel corso dell’ultima riunione del Senato accademico, il Rettore ha dichiarato che in tutte le occasioni in cui la dott.ssa Tenuta è stata assente, la stessa consigliera era stata da lui sentita per le vie brevi e che, per mera dimenticanza, tale circostanza non è mai stata comunicata al segretario verbalizzante. Quindi, la consigliera si sarebbe giustificata con il rettore “per le vie brevi” ma il rettore avrebbe dimenticato di riportarlo. Non solo. Tutti i consiglieri d’amministrazione, compresa l’interessata, si sarebbero dimenticati di far correggere i verbali prima di approvarli.
Insomma, o l’università è nelle mani di una banda di smemorati oppure semplicemente la giustificazione non regge. La verità è che ammettere la decadenza significherebbe invalidare le sedute successive del Consiglio, quelle “in cui la presenza della dott.ssa Tenuta (virtualmente decaduta) ha garantito il numero legale dell’Organo, che ha deliberato, proprio in quelle adunanze, provvedimenti di essenziale rilievo per la vita dell’Ateneo e al centro di un acceso dibattito interno”. Così scrivevano Perrelli e Veltri nella loro interrogazione che, più che un’interrogazione, appariva già come una risposta.

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FaC

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