Nessuno si aspettava le masse questa settimana all’Università della Calabria, ma neanche una ripresa così timida. Dal 3 maggio, già in ritardo di una settimana rispetto al calendario nazionale dettato dal Governo Draghi, il più grande ateneo calabrese ha riaperto le aule alle matricole delle sole lauree triennali per le lezioni in presenza. L’impatto è stato minimo, molti hanno deciso di continuare a seguire da casa: manca poco più di un mese alla fine del semestre, non è il caso di fittare un alloggio per così poco, toccherebbe fare i pendolari e in tanti non se la sentono. Paradossalmente invece, gli studenti già alloggiati nel Campus o in alloggi privati nei dintorni, magari iscritti al primo anno, ma di una laurea magistrale, non possono frequentare in presenza, perché per loro non è previsto.
Quello che sta facendo più discutere però è l’annunciata riapertura delle sale studio delle biblioteche: attesa da tempo, richiesta unanimente dagli studenti, attraverso proteste dal basso e richeste formali da parte dei rappresentanti, avrebbe semplificato la vita a tanti durante il lungo inverno appena trascorso. Invece si è atteso fino all’estate. Ebbene, le sale studio avrebbero dovuto riaprire il 3 maggio, in concomitanza con la ripresa delle lezioni e invece non se ne parlerà prima del 10. Come se l’ateneo non avesse avuto mesi e mesi per organizzarsi o per predisporre l’app di prenotazione. Gli studenti lamentano l’informazione fuorviante (il portale d’ateneo parlava del 3 mentre il decreto rettorale indica come data il 10) e dubitano fortemente che in estate, senza aria condizionata (per via delle norme anticontagio) qualcuno frequenterà quegli spazi.
Servirà molto più coraggio da qui in avanti se si vuole riportare la vita nel Campus. Le aule studio delle biblioteche sono solo l’inizio di un calendario di riaperture che dovrebbe riguardare le strutture residenziali, sportive, aggregative e culturali di cui l’Unical è dotata, quasi come una piccola città nella città. Ma di questo calendario al momento non c’è traccia da nessuna parte.
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