L’Università della Calabria compie 50 anni, almeno sulla carta. E’ infatti del 12 marzo 1968 la legge n.442 sull’istituzione di “una università statale in Calabria”, seppure bisognerà attendere quattro anni per l’avvio del primo anno accademico. La legge, che porta le firme del presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, e del presidente del Consiglio Aldo Moro, nonché dei ministri Luigi Gui (Pubblica Istruzione), Giacomo Mancini (Lavori Pubblici), Emilio Colombo (Tesoro), Giulio Pastore (Mezzogiorno), Giovanni Pieraccini (Bilancio), fu il risultato di un lungo dibattito politico sviluppatosi negli anni Sessanta. Erano gli anni del boom economico, in Italia si poteva pensare in grande e il Mezzogiorno fu al centro di importanti investimenti destinati allo sviluppo. A differenza dei progetti industriali però miseramente falliti, l’idea dell’università si rivelò l’unica capace di guardare veramente lontano. Il governo successivo, quello di Emilio Colombo, fu determinante nell’individuazione dell’area di Cosenza per il suo insediamento, ministro alla Pubblica Istruzione era all’epoca Riccardo Misasi e sottosegretario Dario Antoniozzi.
Il ’68 è l’anno simbolo della rivolta giovanile in Italia, tutti gli atenei italiani – tranne la Bocconi – sono occupati dal Movimento studentesco. Il primo marzo gli scontri di Valle Giulia rappresentano l’irruzione del Movimento sulla scena politica nazionale con tutta la sua carica di contestazione. Ma il Sessantotto è un fenomeno globale, che attraversa l’Europa e il mondo, travalicando ben presto i confini della ribellione giovanile e sfociando in una vera e propria rivoluzione sociale, culturale e di costume. L’università stava conoscendo una trasformazione decisiva, da privilegio d’èlite diventava gradualmente università di massa, aprendo le porte ai ceti meno abbienti attraverso il sostegno economico ai “capaci e meritevoli”. L’università che la Democrazia Cristiana e il Partito Socialista immaginano per la Calabria, nasce in questo clima di profondo mutamento. La legge istitutiva contiene infatti un elemento innovativo e illuminato: il Centro Residenziale, destinato ad accogliere studenti e docenti “residenti” (non pendolari) durante le lezioni, in modo da creare un legame fra di loro, non solo di tipo accademico. Il campus di Arcavacata avrebbe rappresentato anche simbolicamente la società calabrese del futuro, in un contesto ancora di forte arretratezza. Cinquant’anni dopo, l’Università della Calabria farebbe bene a interrogarsi su quanto di quella missione è stato compiuto.
Daniela Ielasi
Consulta la Legge Istitutiva dell’Università della Calabria a questo link




