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Festa dei Popoli, ecco l’Università che accoglie studenti e culture dal mondo

Nelle giornate del 15 e 16 ottobre, all’Università della Calabria si è tenuta la “Festa dei Popoli”, evento mirato alla condivisione, all’unione di culture diverse, all’accoglienza di studenti provenienti da diverse parti del mondo. La giornata di apertura inizia presto: alle ore 10 in Aula Caldora le musiche eclettiche dei “Moussa Ndau Ensemble” aprono ufficialmente il programma della manifestazione. Le loro esibizioni sono un’esplosione di energia, il gruppo è affiatato e nonostante il ritmo veloce e a tratti frenetico, sui loro visi aleggia sempre un sorriso sereno. Si toccano diversi generi: dalla tradizione ivoriana alla cultura mandingo, fino ad arrivare al Senegal. Dopo la musica, si da spazio alle parole e alle immagini. Un breve video racconta la nascita dell’evento e l’Università come punto di confluenza di molteplici etnie, poi la presentazione entra nel vivo, con il discorso emozionato del curatore Marcello Fiore, accompagnato dalla giornalista Giulia Fresca. A Fiore la giornalista ha consegnato il “Premio Gogol”, come “Ambasciatore del Sorriso”: “la particolarità di questo riconoscimento – ha spiegato Giulia Fresca – è la manifattura compiuta da bambini disabili e dall’associazione, per un mondo di sorrisi. Per aiutare le persone ad essere felici e a provare emozioni positive”.
Il momento clou della giornata è stato però il taglio del nastro e l’apertura degli “Stand delle Nazioni” coinvolte nel progetto. Passeggiando tra i gazebo situati difronte il bar delle Maisonettes, si percepiva un grande impegno da parte degli studenti internazionali nel mostrare diversi aspetti della propria cultura. Lo stand della Cina, ad esempio, permetteva a chiunque lo volesse di indossare degli abiti tradizionali. L’Ecuador e il Paraguay, sono stati capaci con costumi e allegria di coinvolgere più gente possibile. La Turchia e il Kurdistan separati, ma uniti con il cuore, per portare avanti un’idea di pace in tempi di guerra. Purtroppo, più degli anni passati, la partecipazione da parte del pubblico è sembrata mancare, così come mancavano gli stand di tanti Paesi (circa 70 quelli presenti nel Campus, a fronte di una decina di stand aperti).
La Festa dei Popoli mantiene comunque un significato simbolico, in questo momento storico: l’apertura alla conoscenza di nuovi popoli, costumi e usi è fondamentale, e quest’aria multiculturale all’Unical si respira ogni giorno, un’aria carica di speranza verso un futuro migliore.

Martina De Simone

FaC

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